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Arboria

Arboria è un videogioco di ruolo d’azione in terza persona, aderente agli stilemi soulslike, sviluppato dal piccolo studio polacco di Dreamplant per All in! Games. Disponibile su Steam da molto tempo in versione accesso anticipato, dal 9 settembre scorso ha finalmente raggiunto la prima versione definitiva. Bastano poche ore di gioco per capire che non ci troviamo di fronte al solito soulslike che tanto copia e clona, e ben poco porta in dote.

Fra tradizione e nuove idee

Al tempo in cui ho scritto riguardo The Surge, mi sono ritrovato a commentare positivamente quanto di buono fosse stato fatto per staccarsi quanto più possibile da Dark Souls e soci From Software. Per ragioni diverse dal gioco Deck 13 ma motivazioni del tutto simili, mi ritrovo a ben commentare Arboria e a consigliarlo agli appassionati del genere. I motivi sono presto spiegati.

Già le premesse di trama mi risultano molto più interessanti delle solite anime in pena intrappolate in un infinito loop temporale. In più si aggiunge la particolarità che quando un costrutto muore, la sua testa viene salvata e riportata al villaggio Yotunz. La sua esperienza non sarà del tutto perduta. Il costrutto generato di conseguenza erediterà qualcosa, eppure non controlleremo mai lo stesso personaggio, ma una sua variante.

Questo espone il gioco ad una costante novità di partenza. Mischia molto le carte in tavola e scongiura il pericolo di ripetitività di fondo (già parecchio alto, in questo sotto-genere).

Gradevole alla vista, bello da giocare

Arboria, visivamente, è un bel vedere. Le terre di Duran sono coloratissime, varie, ben realizzate. Pollici in su anche per la realizzazione di nemici, animazioni ed effetti visivi. Nonostante gli evidenti e modesti mezzi, il risultato finale non fa sfigurare Arboria al confronto con titoli più blasonati.

Gamepad (consigliatissimo) alla mano, il gioco si fa giocare con estremo piacere. Armi, varianti, adattamenti e potenziamenti garantiscono la giusta varietà. Come ogni soulslike che si rispetti, e ispirandosi anche agli stilemi fissati da Bloodborne e Sekiro, ecco arrivare l’arma secondaria personalizzabile che fa adattare il costrutto ad ogni situazione (scudi, armi pesanti, armi leggere e altro ancora).

Arboria è sviluppato con Unreal Engine e questo garantisce fluidità e buon livello di dettaglio. Narra le vicende della tribù Yotunz, un gruppo di troll. La terra di Durnar è corrotta e il padre-di-tutto, l’albero della vita, è malato.

Il compito del giocatore è quello di controllare uno dei costrutti creati dagli sciamani Yotunz, di muoverlo nella Voragine, di potenziarlo e di portarlo oltre le minacce del mondo, per arrestare la corruzione e trovare una cura per l’albero della vita.

Aria fresca in una stanza strapiena di esponenti

C’è una stanza fin troppo piena di soulslike, souls-cloni, varianti platform e top-down sempre della solita, eterna, forma ormai assodata da più di dieci anni. Arboria arriva e guarda a The Surge, Bloodborne, Sekiro. Sta insieme a pochissimi altri, di quella rara specie di videogiochi che, pur aderendo ad un sotto-genere, cercano di portare novità, carattere, singolarità. In questo senso, Arboria non mi sembra secondo a nessuno: è una splendida alternativa a titoli più blasonati, pubblicizzati e chiacchierati.

Il rapporto qualità/prezzo (meno di venti euro) spinge sempre più in alto le considerazioni. Il valore sostanziale dell’opera di Dreamplants, sale a livelli decisamente alti.

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