The Alters è un videogioco di sopravvivenza, di ruolo e di gestione delle basi, in terza persona e di ambientazione fantascientifica. Sviluppato e pubblicato da 11 bit studios, è disponibile su PC Windows, Xbox Series e PlayStation 5 dal 13 giugno 2025 e si può giocare anche via Xbox Game Pass.
Esperimento riuscito

The Alters è un esperimento narrativo e gestionale che osa, inciampa, ma lascia il segno. 11 bit Studios ci catapulta nei panni di Jan Dolski, operaio solitario su un pianeta ostile, costretto a clonarsi per sopravvivere.
Ma non sono cloni qualsiasi: sono “Alters”, cioè versioni alternative di sé, nate da scelte mai fatte dal protagonista originale. E proprio in quel momento in cui mi sono reso conto che i cloni sono, in realtà, il risultato di “sliding doors” della vita, di bivi “senza ritorno” che il gioco ha iniziato a farsi interessante.

Ogni Alter ha una personalità, un passato ipotetico, e soprattutto un’opinione su Jan. Gestirli è come dirigere un reality show filosofico: tra crisi di identità, gelosie e momenti di sincera umanità, il gameplay si intreccia con la narrazione in modo sorprendentemente organico.
Lungi da me rovinare il piacere della scoperta della trama, per me assai intrigante. Qui voglio solo dire che, a mia memoria, non è mai capitato di interpretare una storia così densa di tensione e mistero. Le scelte di dialogo che influenzano la disposizione degli altri personaggi, nei confronti del protagonista, è la ciliegina di “role-play” che completa una torta già consigliabile quanto interessante.
La base che ruota

La base mobile a forma di ruota mi ha portato subito alla mente tanto la base di XCOM: Enemy Unknown, quanto Fallout Shelter. Potrei definire la base come un personaggio aggiunto, un incubo esistenziale, il cuore pulsante dell’esperienza.
Tecnicamente solido, artisticamente ispirato, interpretato molto bene dai doppiatori (a mio modo di vedere e ascoltare). A qualcuno potrebbe arricciarsi il naso, a causa di un versante survival non profondissimo, che potrebbe far correre il rischio di deludere l’aspettativa di alta sfida.

A me è piaciuto ogni momento di gioco, e non essendo un veterano dei survivals, mi sono trovato spesso in difficoltà a causa delle radiazioni solari imminenti, giusto per citare una delle primissime minacce ambientali.
Quando si tratta di compiere scelte morali, rimango sempre a bocca aperta per quello che poi diventa la conseguenza del mio agire. Ma non dubito che qualche giocatore più esigente possa trovare, le conseguenze delle nostre azioni, meno incisive di quanto promettano.
Non un semplice videogioco

Trovo che The Alters sia quella rara esperienza che non può essere semplificata a mero “videogioco”. Ogni scena iniziale carica l’animo di tensione, mistero e curiosità, come ho accennato più su ed è tutta energia che spinge ad approfondire la storia.
Quando si innesca già la prima clonazione, mi sono ritrovato a riflettere su me stesso, su quello che sono, sulle scelte che ho fatto nella mia vita, chi sarei potuto essere, chi ho scelto di diventare, chi o cosa sono diventato senza – apparentemente – aver compiuto delle scelte.

Quando un gioco riesce in questo, penso che stiamo parlando di un’opera che è riuscita ad andare oltre il semplice passatempo e giochino di intrattenimento. Al pari di una serie tv, un romanzo o un lungometraggio di un certo spessore, diventa un veicolo di introspezione, emozione, arte.
Non è perfetto, ci mancherebbe, ma tocca nel personale ogni giocatore ben disposto. In un panorama saturo di cloni senz’anima, questo gioco ha qualcosa da dire, da raccontare e da far riflettere. E lo dice con voce propria, con proprio stile, con proprio carattere.






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