Crysis

Il videogioco che fece avanguardia per tre anni…

Può un videogioco approdare sugli scaffali dei migliori negozi sul finire del 2007 e restare, per tre anni consecutivi, il titolo con il miglior comparto tecnico (non solo grafico) in circolazione? La risposta è Crysis, gioco esclusivo per Pc e sviluppato dalla teutonica Crytek, software house che prima del celebre sparatutto ha sbarcato il lunario con Far Cry e relativo seguito. Pur con tutti i suoi difetti, Crysis ha fatto parlare di sé per ben tre anni e mezzo a causa del suo motore di gioco tanto d’avanguardia quanto indigesto a tantissime configurazioni hardware “pre-2010”.

 Visivamente impressionante ma tanto pesante

La domanda “fa partire Crysis?” o la sua controparte inglese “Can it run Crysis?” è tanto vera quanto, ormai, tristemente leggendaria. Ogni videogiocatore che si rispettasse, quando era intenzionato a cambiare computer per giocare oppure potenziarlo, chiedeva alla fine di tutto una sola cosa: può eseguire Crysis?

Perché giocare a Crysis non è né traumatico né problematico, il gioco è liberamente scalabile in ogni grado di dettaglio, dalla risoluzione alla resa delle ombre passando per tutti i filtri grafici presenti; il vero problema, per tre anni, è stato eseguire Crysis al massimo della sua capacità tecnica senza mandare il computer in blocco e per far ciò, bisognava possedere una macchina veramente potente (e costosa).

Se c’è una cosa che i giocatori su computer con un po’ d’esperienza hanno imparato è che, con il passare degli anni, queste macchine evolvono in potenza e i prezzi per eseguire un gioco “pesante” come Crysis diventano improvvisamente abbordabili. A patto, dunque, di rispettarne i requisiti tecnici richiesti, aspettatevi di giocare il gioco più bello che si possa desiderare.

Crysis è ambientato in un’isola tropicale in cui la flora è rigogliosa e copre praticamente tutto l’ambiente che ci attende. Cespugli, alberi, ciuffi d’erba, fiori, ma anche ortaggi e piantagioni (l’isola non è disabitata) sono realizzati a regola d’arte e animati perfettamente dalla brezza marina che spazza l’intero paradiso tropicale. Solo per calcolare tutto ciò (mentre il giocatore si muove in esplorazione) ci vuole un fior di computer. Se aggiungiamo che il titolo in questione è uno sparatutto che prevede scontri a fuoco con diverse tipologie di armi, veicoli, nemici ed è presente un motore fisico proprietario capace di gestire ogni singola sollecitazione e prevede (tra le tante cicche) la demolizione coerente e verisimile di alcune strutture.

In poche parole: Crysis possiede tutto ciò che un giocatore pretende da uno sparatutto in prima persona e una bellezza grafica generale che per ben tre anni (teniamo a ribadirlo) non ha conosciuto eguali o superiori.

La “Nano Muscle Suit”: autentico marchio di fabbrica

Crysis pone noi giocatori nei panni di Nomad, un soldato d’elité appartenente alla squadra Raptor della Delta Force americana. Come se non bastasse l’elevato tasso d’addestramento, tutti i membri della squadra di cui Nomad fa parte sono equipaggiati con la versione 1.0 della cosiddetta “Nano Muscle Suit”. La missione di Nomad è quella di far luce su misteriosi avvenimenti che si svolgono sull’isola; avvenimenti che degenerano in una minaccia d’invasione aliena a cui bisogna porre rimedio prima che sia troppo tardi.

La Nano Muscle Suit è una tuta da combattimento avveniristica che si affida alle nanomacchine per potenziare fisicamente il soldato che la indossa, essa prevede quattro modalità di utilizzo: armatura, occultamento, velocità e forza, oltre ai classici strumenti di ricognizione integrati nella visiera (binocolo, visore infrarossi, mappa satellitare…).

A distanza di anni, Crysis viene ricordato – grafica a parte – proprio per la presenza della “nanotuta” che, unitamente alla struttura di gioco “aperta”, senza obbligare il giocatore a passare da una parte per esigenze di copione, spalanca le porte a paradigmi di gioco e fantasia mai prima esplorati.

Di esempi ce ne sarebbero milioni, da citare, noi ne suggeriamo uno: c’è una sentinella che fa la guardia ad una postazione radar, noi possiamo attivale l’occultamento offerto dalla nanotuta per avvicinarci senza farci notare, strisciare alle spalle di quella, attivare la forza – abbandonando, dunque, la modalità occultamento – e scagliare il poveretto a decine di metri d’altezza provocandone la morte per impatto. La stessa sentinella può essere neutralizzata in maniera più ordinaria con un fucile da cecchino oppure scagliandosi verso essa con mitra in mano e la modalità “corazza” attiva per rendere l’arma da fuoco avversaria inoffensiva.

Questa libertà d’azione e di “invenzione” ha stupito molti, tra critica e pubblico, mentre altri definiscono la struttura molto aperta di Crysis troppo disorientante e dispersiva. Quale che sia la vostra opinione, il capolavoro di Crytek ha venduto più di un milione di copie, un risultato ragguardevole che dimostra solo una cosa: l’offerta ludica funziona, Crysis diverte moltissimo e chi vuole può affrontare il gioco una seconda o una terza volta per provare tattiche diverse di ingaggio del nemico.

Un fuoco di paglia afflitto da una pesantezza esasperante

Crysis è tecnicamente fantastico e ludicamente molto divertente. Il problema di fondo, però, permane: è molto pesante e fuori portata da computer troppo datati oppure poco dotati sotto i profili di processore e acceleratore grafico. Anche la memoria fa la sua parte, perché averne troppo poca significa trovarsi con il gioco in “pausa forzata” oppure ritrovarsi al desktop di Windows senza preavviso.

Personalmente non abbiamo avuto mai avuto problemi tecnici, e abbiamo giocato Crysis in DirectX 10 e dettagli massimi con un’unica eccezione: lo scontro finale con il prevedibile (ed estremamente classico) boss di fine di gioco. Solo e soltanto in questo punto, il gioco prima ha cominciato ad andare a scatti ed infine a bloccarsi del tutto in un fermo-immagine veramente deprimente, costringendoci a tornare al desktop forzatamente.

L’unica soluzione che abbiamo trovato per goderci il finale è stato quello di forzare l’esecuzione in DirectX 9 per non appensantire il computer più del necessario. Questa è una chiara dimostrazione che il gioco, pur essendo magnifico sotto molti aspetti, mostra il fianco ad una pessima ottimizzazione che lo rende, anche solo per una parte, quella finale, praticamente ingiocabile.

Altro dettaglio non di poco conto è che i giocatori più navigati lo finiranno nell’arco di 6 o 7 ore, un po’ poco rispetto a certi “mostri sacri” del genere e la presenza della modalità competitiva online non riesce a risollevare le sorti di questo sparatutto: una volta finito, a meno che non si voglia riprovare ad usare tattiche diverse o smanettare con l’editor di livelli, lo si ripone in collezione.

Pur con questi difetti, Crysis ha scritto una pagina storica nel suo genere e nella storia del Videogioco in generale. Con tre anni di anticipo rispetto alla concorrenza ha indicato la “strada” tecnica e ludica che i videogiochi dovrebbero offrire negli anni a seguire. E’ un gioco che non dovrebbe mancare nella collezione di un appassionato di Fps, ma secondo noi non dovrebbe mancare neanche nella bacheca di chi è alla ricerca di videogiochi storici. Crysis, indubbiamente, lo è, sia per i tanti pregi che per i pochi (e clamorosi) difetti.

Un pensiero riguardo “Crysis

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