Two Worlds 2

 

Reality Pump prova, per la seconda volta, a sfidare l’egemonia di Bethesda sul suo stesso campo

Con l’avvento delle odierne piattaforme di gioco ad alta definizione (Xbox 360 e Playstation 3) il novero dei videogiochi di ruolo ha goduto – e gode tutt’ora – di invidiabile salute. Nel 2006 Bethesda faceva arrivare sugli scaffali l’eccelso The Elder Scrolls IV: Oblivion, dettando nuovi standard qualitativi, ma la concorrenza certamente non restava a guardare. Così, nel 2007, i polacchi di Reality Pump hanno confezionato il controverso Two Worlds, per Pc e Xbox 360, nel tentativo di dire la sua in materia di libera esplorazione (in gergo “free roaming”) e libera gestione del personaggio in un GdR denso d’azione. A quasi tre anni di distanza, incoraggiati dalle buone vendite e dai consigli degli appassionati, gli stessi sviluppatori consegnano alla storia Two Worlds 2 nel tentativo di bissare il successo: ci saranno riusciti?

 Il nemico del mio nemico è mio amico

 

Senza rovinarvi niente della trama che ruota intorno alle gesta del nostro alter-ego, vi basta sapere che Two Worlds 2 riprende la narrazione diversi anni dopo la conclusione del primo episodio. Per motivi tutti da scoprire, la divinità della guerra Aziraal minaccia di tornare sulla terra e di gettare nella completa rovina il mondo intero. Ad aggravare la situazione si aggiunge che la sorella del protagonista viene tenuta in ostaggio e – ancor peggio – rischia di essere distrutta dalla stessa divinità che incombe sul creato.

A far fronte a questa minaccia universale accorrono gli Orchi, un tempo odiati e perseguitati dal nostro eroe per la loro crudeltà; adesso sono costretti a difendere la loro esistenza e non si fanno scrupoli ad allearsi con noi e a chiedere il nostro prezioso aiuto. Questa, in breve, è la situazione iniziale di Two Worlds 2, che attinge dai classici luoghi comuni della letteratura fantasy e aggiunge, qui e lì, qualche dettaglio di contorno, piccole novità e una buona dose di mistero e incertezza, che ci spingono da subito a voler vederci chiaro in tutta la faccenda, anche se non sarà una passeggiata.

Bello da vedere e piacevole da giocare…

   

Two Worlds 2 gode di un comparto tecnico di livello sopra la media. Il gioco si presenta in terza persona, con la classica visuale alle spalle del protagonista che si tramanda dal lontano 1996, per merito di Tomb Raider. Gli effetti luce sono estremamente convincenti e insieme alle ombre restituiscono un gioco di chiaro-scuri veramente eccezionale. Le texture che rivestono il protagonista, i personaggi principali e secondari, le creature e i mostri che incontriamo durante il gioco sono in alta definizione e non abbiamo riscontrato incertezze o bug di natura visiva. Qualche perplessità sorge sul piano delle animazioni, sia in generale che nei dettagli, che fanno storcere un po’ il naso perché a tratti sembra di giocare un gioco di un paio d’anni fa.

Le espressioni facciali non sono le migliori sulla piazza e non lo sarebbero state neanche in passato, più in generale le azioni di corsa, passeggiata e interazione suggeriscono ampi margini di miglioramento. A dispetto di questi piccoli difetti visivi, Two Worlds 2 si lascia giocare piacevolmente e le ore trascorreranno senza che la noia possa bussare prima del tempo. Fin da subito si avverte la necessità di fare qualcosa per andare avanti, ma se nelle primissime battute – complice anche il tutorial integrato nel prologo – la sensazione è quella di giocare un GdR estremamente lineare, guidato e discretamente cinematografico, un po’ più avanti si scopre che il mondo di gioco non è così “claustrofobico” e limitato come si sospettava.

…ma manca qualcosa

Giocando a fondo il titolo di Reality Pump, però, le sensazioni di “deja-vu” si sprecano: ce n’è abbastanza per ricordare quasi tutti i titoli della concorrenza, a partire da Gothic, Sacred 2 e Oblivion e per finire a The Witcher e Risen. C’è l’esplorazione libera e la libertà di azione di Gothic e Oblivion, c’è la possibilità di fare pozioni alchemiche come in The Witcher, da cui è stata mutuata anche la possibilità di “sperimentare”, cioè di allontanarsi dalle ricette classiche per inventarne di nuove.

C’è il sistema di combattimento che strizza l’occhio a Risen e Sacred 2 o al recente Arcania: Gothic 4, in cui si può cambiare arma in qualunque momento, diventando spadaccini, arcieri o stregoni all’occorrenza. Quello che manca a Two Worlds 2 è una propria personalità, un tratto distintivo, quell’aspetto unico e irripetibile che possa fargli fare il classico salto da “il solito GdR con la solita storia” a “un GdR sopra le righe, indimenticabile e dannatamente ben caratterizzato”.

A parte questo, tecnicamente, vogliamo ribadirlo, Two Worlds 2 è una gioia per gli occhi e molto divertente da giocare. Con la tastiera bisogna allenarsi un po’ di più per prendere confidenza con il sistema di controllo: questo sembra pensato per le console (in particolare la Xbox 360) e non a caso se siete in possesso di un joypad della console Microsoft il gioco escluderà automaticamente la possibilità di usare mouse e tastiera. L’interfaccia di gioco si adatta subito al sistema di controllo analogico e suggerisce i pulsanti da premere per richiamare inventario, mappa, oggetti, armi e azioni da compiere.

 Un Mmorpg travestito da GdR classico?

Giocando Two Worlds 2, più di ogni altro GdR recente, si ha la sensazione di affrontare, in solitaria, un mondo di gioco pensato per essere goduto da più di una persona.

L’estensione delle mappe esplorabili e la quantità di animali, presunti tali e mostri di ogni genere e forma rafforza ancora di più la nostra tesi: in questo gioco, più che in Oblivion o Gothic, possiamo ignorare i nostri incarichi e vagare senza meta nella mappa, sicuri che ad un tiro di sasso ci sarà qualcosa da uccidere per raccoglierne i resti e guadagnare i fatidici punti esperienza, necessari per avanzare di livello e potenziare caratteristiche (Resistenza, Forza, Precisione, Volontà) e abilità che riguardano le “professioni” offerte dal gioco: guerriero, esploratore, mago, artigiano, assassino.

Se molti giocatori, in un GdR non desiderano altro, altri invece potrebbero essere delusi da Two Worlds 2 per questa sua natura aperta all’esplorazione e la libertà totale di personalizzare il personaggio rendendolo un “tuttofare”.

Ad onor del vero va anche detto che il gioco sviluppato da Reality Pump è si, molto esteso geograficamente e di fatto si atteggia a sandbox (come Gta, Red Dead Redemption e il già citato Oblivion), ma non ci ha restituito la stessa sensazione di disorientamento o desolazione che, a tratti, emerge da alcuni giochi della concorrenza.

Le missioni principali e secondarie – pur essendo le solite missioni a cui siamo abituati da anni – stimolano sempre all’azione, al viaggio e al piacere della scoperta e non bisogna incamminarsi per ore tra una locazione e l’altra. Piccola nota di demerito va dedicata all’inventario e alla sua gestione: nel tentativo di ridurre tutto a poche schermate per snellirne l’esplorazione, il risultato finale è un inventario molto disordinato, dove troviamo tutto l’equipaggiamento da una parte, senza distinzione tra armi, anelli e amuleti e tutta l’oggettistica dall’altra, senza distinzione tra pozioni, pergamene e libri da leggere.

A proposito di questi ultimi, è molto strano constatare che non sono stati tradotti in lingua italiana (il resto del gioco è recitato in inglese, ma completamente sottotitolato nella nostra lingua).

Cooperazione e competizione online: immancabili in ogni gioco recente

Sul fronte della modalità multiplayer, infine, bisogna spezzare una lancia a favore di Reality Pump, che ha realizzato un ottimo “surrogato” di mmorpg (i giochi di ruolo online di massa tipo World of Warcraft), ben diviso in istanze in cui partecipare per cooperare in una missione presente nel gioco, oppure sfidarsi a duello. Per giocare con gli altri giocatori occorre una connessione ad internet e bisogna creare da zero un personaggio dedicato a questa modalità.

Contrariamente al gioco in solitaria, in cui il personaggio è un maschio umano, qui possiamo attingere da ben nove razze di gioco e undici classi di combattimento che spaziano dal guerriero che combatte con una spada al negromante, passando per altre classiche professioni da gioco di ruolo fantasy. Non abbiamo sofferto latenze, lag e problemi di connessione, forse si poteva creare un menu più comodo ed intuitivo ma in pochi minuti si prende confidenza e non resta che giocare per unire le forze o menarsi virtualmente in allegria.

Tirando le somme

 

Two Worlds 2 è un videogioco di ruolo che si ispira fortemente ai grandissimi classici che hanno fatto la storia di questo genere soprattutto su Pc. E’ arrivato sugli scaffali dei migliori negozi con un’unica missione principale: migliorare il predecessore, che tanta buona carne al fuoco aveva messo, condita però da un’offerta a dir poco controversa, che non è bastata a far breccia nel cuore delle masse.

Questa missione, in gran parte, è stata compiuta alla perfezione e i dati di vendita ne sono la riprova (due milioni di copie vendute fino a febbraio), segno che tanto i veterani quanto i novizi hanno gradito i passi in avanti fatti e l’offerta ludica, che strizza l’occhio ai sandbox più gettonati nonostante i piccoli difetti di realizzazione: animazioni e inventario in primis. Graficamente non spacca la mascella ma si difende egregiamente, e la possibilità di goderselo sia in singolo che online (sia in cooperativa che in competitiva) è un’ulteriore conferma che stiamo parlando di un GdR tutto sommato ben fatto e completo.

Quello che più ci dispiace è che sotto la corazza ci sia ben poco di inventato da Reality Pump e troppe idee ricalcate dalla concorrenza.

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