Approdato sugli scaffali dei migliori negozi europei nel 2002, Neverwinter Nights si è imposto sulla concorrenza come uno dei più bei giochi di ruolo del suo genere. Gli autori – manco a dirlo – sono stati quei maestri di genere di BioWare, che nonostante il passo falso dell’ultimo Dragon Age 2, si sono sempre distinti per la bellezza intrinseca dei loro (capo)lavori.
L’introduzione di Neverwinter Nights è realizzata in computer grafica e narra le gesta di un avventuriero che si oppone ad un minotauro che difende qualche arcano tesoro. Basandosi sul regolamento cartaceo di Dungeons and Dragons 3.0 e adattato alle specifiche di un videogioco, la fatica di Bioware non si è distinta tanto per il versante del giocatore singolo quanto per la libertà e la possibilità di giocare, autenticamente, a DnD tramite computer, con un Master e dei Personaggi Giocanti uniti dalla passione e dal videogioco in comune.
Il risultato finale è stato acclamato e apprezzato oltre modo. Forse Neverwinter Nights non viene ricordato come il miglior gioco assoluto di BioWare ma di certo ha spianato la strada a tanti altri capolavori. Uno di questi è The Witcher di CD Projekt Red, basato proprio sull’engine di Neverwinter Nights, solo opportunamente modificato e reso irriconoscibile.






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