Like a Dragon: Pirate Yakuza in Hawaii è un videogioco d’azione e avventura sviluppato da Ryu Ga Gotoku Studio per SEGA. Si tratta dell’ultima creazione dagli sviluppatori che hanno reso la serie Yakuza un fenomeno di culto nel mondo dei videogiochi. E’ disponibile dal 21 febbraio 2025 su PC, Xbox One, Xbox Series X|S, PlayStation 4|5. Realizzo questo contenuto divulgativo grazie a SEGA e Cosmocover PR che mi hanno concesso un codice Steam.
A proposito di Yakuza

Rilasciato per la prima volta nel 2005 su PlayStation 2, Yakuza è diventato uno di quei pilastri del videogioco giapponese che ci accompagna, ormai, da vent’anni e più.
I tratti distintivi sono quelli di un videogioco sostanzialmente open-world, con città molto dettagliate e pulsanti di vita; una componente d’azione curatissima con sezioni di picchiaduro tra le più apprezzate ed instancabili di sempre e, infine, una quantità di sotto-giochi e attività secondarie che garantiscono varietà e approfondimento.
Al centro di ogni titolo, ad ogni modo, c’è un dramma nel mondo della criminalità organizzata giapponese. Il protagonista degli esordi è Kazuma Kiryu, a cui si sono affiancati nel tempo Majima Goro e Ichiban Kasuga.

Personalmente, io ho giocato a fondo solo un titolo della serie: Yakuza 0, che puoi trovare presso gli amici de Il Videogioco. A parte questo, li ho provati tutti con genuina curiosità ma ammetto di non essere mai stato “rapito” dal fascino di questo tipo di giochi (Gta, Saints Row, APB, tanti altri).
Like a Dragon: Pirate Yakuza in Hawaii, però, ha un immenso pregio di partenza: risulta essere un ottimo punto di partenza per neofiti come me, senza considerare il fascino dell’ambientazione piratesca, che non mi è mai dispiaciuto fin dai tempi del remake di Sid Meier’s Pirates!
Uno Yakuza che diventa Pirata

In Like a Dragon: Pirate Yakuza in Hawaii, il nostro alter ego è uno dei protagonisti della serie principale: Majima Goro. Il gioco ci getta subito nell’azione, con Goro che si risveglia in una spiaggia sconosciuta, naufrago afflitto da una totale amnesia.
Viene soccorso da un bambino di nome Noah, che lo introduce alla vita di una piccola isola delle Hawaii flagellata da malviventi mascherati da pirati del ‘Rinascimento’500. Fin dalle prime battute prendiamo confidenza con il sistema di combattimento fluido ed intuitivo.

Ci viene spiegato tutto per filo e per segno da un tutorial che (a mio personalissimo modo di vedere le cose) a volte è fin troppo invadente, ma comprendo che sia necessario, soprattutto per i neofiti come me.
Anche se l’isola di partenza è piccola, si evince immediatamente la grande cura per i dettagli, per le cose da raccogliere e da fare. Like a Dragon: Pirate Yakuza in Hawaii offre la possibilità di essere giocato come un titolo d’azione avventura, ma possiamo dedicarci anche alla gestione di un orto, di animali oppure possiamo perderci nelle tante attività secondarie e mini-giochi SEGA dei primordi.
Una cosa resta cerca: Goro deve ritrovare se stesso, proteggere Noah e la gente innocente dell’arcipelago dove è finito e c’è un leggendario tesoro da portare a casa. Per tutto ciò occorrono due cose: una ciurma e una nave.
Il Pirata che ritorna Yakuza

Sul finire del prologo e all’inizio dell’avventura vera e propria, Goro riesce ad assemblare una sporca truppa e a mettersi al comando di una nave. Questa non aspettava altro che un capitano che potesse migliorarla, potenziarla, personalizzarla.
Immancabilmente ci ritroviamo ad affrontare battaglie navali, che mi hanno riportato alla mente i momenti migliori trascorsi nei mari di Assassin’s Creed IV: Black Flag.
Quando non siamo impegnati al comando della nave, come accennato prima, troviamo sempre qualche malvivente da picchiare per ricondurlo a più miti consigli. Lo stile di combattimento a disposizione di Goro può essere alternato tra quello nominato “Cane Pazzo” e quello “Lupo di Mare”.

Personalmente non ho mai sentito la necessità di alternarli durante le scazzottate, ma i giocatori più bravi possono farlo, scatenando una serie di combinazioni di colpi che mi ricordano picchiaduro quali Bayonetta o Devil May Cry.
Oltre a ciò, ci sono dei colpi speciali che si attivano solo quando la barra della furia combattiva è al massimo, inoltre ci sono delle evocazioni da poter chiamare come alleati in combattimento: tutti strumenti utilissimi per uscire vincitori da battaglie ai limiti del genere “musou”.
Il titolo giusto per iniziare

Like a Dragon: Pirate Yakuza in Hawaii, visivamente parlando non fa certo gridare al miracolo. Il titolo è disponibile anche per PlayStation 4 e Xbox One e questo la dice lunga sulle possibilità offerte dal motore grafico, ancorato ad un hardware che ha più di dieci anni sulle spalle.
Questo non incide sulla valutazione finale di un titolo che, per ogni piattaforma, propone il massimo livello di dettaglio e di fluidità. In un mondo dei videogiochi in continua tensione tra desiderio di grafica all’ultimo grido e gameplay più avvincente, il titolo di Ryu Ga Gotoku e SEGA ci ricorda perché ci divertiamo tanto a prescindere da quello che colpisce la vista.

Like a Dragon: Pirate Yakuza in Hawaii è un titolo vasto, divertente, dai ritmi elevatissimi. Un titolo che sembra venire da quella che molti definiscono “età dell’oro” dei videogiochi, quel periodo tra PlayStation 3 e PlayStation 4 che tutti ricordano nostalgimamente; un periodo florido che, con l’avvento dell’ultima generazione di console, sembra essere passato.
A mio modo di vedere le cose: giochi come Like a Dragon: Pirate Yakuza in Hawaii mi ricordano che il mondo dei videogiochi non ha mai subito presunte crisi di creatività.

Penso che gli amanti della serie Yakuza lo adoreranno dall’inizio alla fine. Tutti gli altri che, come me, cercano avventure ben fatte, divertenti, mai banali e dai ritmi serrati possono aggiungerlo in lista dei desideri/wishlist per recuperarlo quanto prima.






Lascia un commento