Ci sono titoli che non si limitano a essere “videogiochi”, ma diventano riti collettivi di attesa. Hollow Knight: Silksong è uno di questi: nato come espansione, cresciuto fino a trasformarsi in un’opera autonoma, ha portato con sé il peso di un’eredità monumentale. Dopo anni di silenzio e di sussurri, l’arrivo di Hornet come protagonista segna non solo un cambio di prospettiva, ma un vero e proprio colpo di scena, che ha spiazzato appassionati e addetti ai lavori.

Sviluppato e pubblicato da Team Cherry, disponibile dal 4 settembre 2025 per Switch, PC, PlayStation e Xbox. Realizzo questo contenuto grazie alla mia community, che ha scelto Silksong come titolo da recensire su queste pagine, tramite sondaggio pubblicato sul canale YouTube de La Decima Arte.

La protagonista e il cambio di prospettiva

La prima cosa che salta subito all’attenzione è che Hornet non è il Cavaliere silenzioso del prequel. È agile, rapida, tagliente. Dove Hollow Knight era un viaggio introspettivo, fatto di lente discese e di silenzi, Silksong è un balletto verticale, un gioco che celebra la velocità e la fluidità.

Salti acrobatici, scatti e prese rendono ogni scontro un duello coreografico. Nel mentre Hornet parla, reagisce, si confronta. La sua voce rompe il silenzio del predecessore e porta con sé un tono più narrativo.

Il mondo di Pharloom

Se Hallownest era un regno in rovina, Pharloom è un palcoscenico vivo e crudele. Ogni area sembra un affresco gotico, dipinto con la stessa cura maniacale che ha reso celebre Team Cherry.

Le mappe di Hollow Knight: Silksong si sviluppano verso l’alto, con torri, campanili e città sospese. Al contempo, i colori sono più caldi, i contrasti sono più netti, a veicolare un senso di “rinascita” che si oppone alla decadenza del primo capitolo.

A chiudere la cornice del mondo di gioco, arrivano figure eccentriche, spesso ironiche, che arricchiscono la narrazione con dialoghi e missioni secondarie.

Il ritmo di gioco

Uno degli aspetti più sorprendenti di Silksong è la fluidità del gameplay. Dove Hollow Knight richiedeva pazienza e contemplazione, Silksong mi ha dato la sensazione di gettarmi subito nel cuore dell’azione, verso un ritmo più serrato.

Mi ha piacevolmente colpito la presenza di bacheche e incarichi che scandiscono l’avanzare, rendendo l’esperienza più strutturata. Strada facendo, occorre mettere mano alla spada in combattimenti veloci, tecnici, con un focus sulla precisione. Come da tradizione, Hollow Knight: Silksong non perdona errori, ma premia la creatività.

Ad accompagnare le nostre esplorazioni, Cerche e gesta, c’è una colonna sonora d’eccezione, firmata da Christopher Larkin. Ogni area si trasforma in un movimento sinfonico che alterna lirismo e tensione.

Arte e poetica

Silksong non è un semplice un sequel, arriva a divenire una reinterpretazione poetica del metroidvania. A partire dalla protagonista, Hornet, che combatte come una ballerina, restituendo una coreografia che mi è capitato di giocare raramente in giochi di questo genere.

Non mancano i momenti di quiete, pause sospese. Una scelta narrativa che coinvolge anche fasi in cui silenzio e riflessione possono dire qualcosa. Tutto questo amplifica il senso di viaggio, che quasi tutte le grandi produzioni ormai hanno smarrito.

Anche la sconfitta assume un grande valore simbolico. Personalmente, ho trovato la “morte” quasi subito ma questo è un invito a riprendere il ritmo della narrazione, a gettare il cuore oltre l’ostacolo, a non arrendersi e a superare limiti solo apparentemente invalicabili.

Per i veterani e i nuovi giocatori

Team Cherry ha costruito un’opera che parla sia ai veterani che ai neofiti. I primi troveranno sfide più complesse, boss che richiedono memoria muscolare e sangue freddo.

I nuovi giocatori, grazie a un sistema di progressione più chiaro e a una protagonista più espressiva, godono di un ingresso nel mondo di Silksong – e nel genere dei Metroidvania – meno ostico.

Un’opera più unica che rara

Hollow Knight: Silksong non si limita a replicare la formula vincente di Hollow Knight, ma la trasforma in qualcosa di nuovo: più rapido, più narrativo, più verticale. È un titolo che non si gioca soltanto: si ascolta, si osserva, si vive come una sinfonia interattiva.

In un panorama videoludico spesso dominato da sequel fotocopia, Hollow Knight: Silksong dimostra che l’attesa può essere ripagata con un’opera che osa, che danza, che canta.

2 risposte a “Hollow Knight: Silksong – La sinfonia dell’attesa”

  1. Ciao Vito, grazie per la lettura ed il commento! Silksong è certamente uno dei titoli emblematici di questa generazione, va ad affiancarsi a pochi altri che hanno avuto il potere di “rompere la ruota” che ci ha abituati. Da recuperare e provare almeno una volta, si 😀

  2. Avatar Vito Gaudioso (SuperVito)
    Vito Gaudioso (SuperVito)

    Gran bella recensione, mi ha fatto venire ancor più voglia di giocarlo il più presto possibile.

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