The Outer Worlds 2 è un videogioco di ruolo d’azione che si può giocare in prima oppure in terza persona. E’ sviluppato da Obsidian Entertainment sotto bandiera Microsoft ed è disponibile su PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC dal 29 ottobre 2025.
Il ritorno dell’assurdità corporativa

Quando Obsidian Entertainment annunciò The Outer Worlds 2, lo fece con un trailer volutamente autoironico, quasi una dichiarazione d’intenti: il sequel avrebbe mantenuto lo spirito satirico dell’originale, amplificando tutto ciò che aveva reso il primo capitolo un cult.
Ora che il gioco è stato pubblicato, è evidente come il team abbia scelto di espandere l’universo narrativo senza tradire la sua identità. Il risultato è un videogioco di ruolo che punta su un mondo più vasto, una scrittura ancora più pungente e un sistema di scelte che permette di mettere il giocatore di fronte a dilemmi morali sempre più sfumati.
Più grande, ma non dispersivo

The Outer Worlds 2 non abbandona la struttura relativamente compatta del predecessore, ma la amplia con nuovi pianeti, biomi più vari e un ecosistema narrativo più stratificato.
L’obiettivo non è competere con gli open world sterminati, bensì offrire un’esperienza più densa, dove ogni area ha una natura precisa e una funzione narrativa chiara, un po’ come siamo abituati dal prequel e dal recente Avowed.

Obsidian sembra aver lavorato soprattutto sulla coerenza interna del mondo di gioco, mantenendo quel tono satirico che smaschera l’assurdità delle megacorporazioni e delle loro politiche “illuminate”.
Scrittura affilata e scelte più incisive

Uno dei più grandi pregi portati da Obsidian Entertainment è la scrittura. Questo sequel mantiene un umorismo tagliente, ma introduce anche relazioni più profonde con i compagni di viaggio e un sistema di reputazione più complesso.
Le scelte morali non sono mai nette, e spesso il giocatore si ritrova a navigare tra compromessi, doppi giochi e conseguenze imprevedibili. È un approccio che richiama la miglior tradizione Obsidian, quella capace di far emergere la personalità del giocatore attraverso dialoghi e decisioni, più che attraverso la semplice progressione numerica.
Retrofuturismo: il passato che immagina il futuro

Il retrofuturismo è l’arte che immagina il futuro con gli occhi del passato: un’estetica sospesa tra nostalgia e utopia, dove la tecnologia diventa memoria e possibilità allo stesso tempo.
Sul piano visivo, The Outer Worlds 2 non punta al fotorealismo, ma a un’estetica retrofuturistica, coerente con il tono satirico dell’opera.

I pianeti mostrano un uso più audace della palette cromatica, creature più dettagliate e un design delle corporazioni ancora più grottesco.
L’impressione è quella di un universo che non si prende mai troppo sul serio, ma che riesce comunque a risultare credibile e immersivo.
Uno dei GdR più interessanti della generazione

Il primo capitolo (qui le mie impressioni) mi aveva conquistato per la sua capacità di unire satira, libertà di scelta e un mondo di gioco sorprendentemente compatto.
Questo sequel spinge su tutti questi elementi senza perdere la sua essenza. The Outer Worlds 2 non vuole essere un RPG mastodontico, ma un’esperienza rifinita, intelligente e profondamente autoriale.
Per chi ama i giochi che sanno far riflettere senza rinunciare al divertimento, il ritorno nello spazio di Obsidian potrebbe essere uno dei momenti più interessanti di questa generazione di videogiochi.






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