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Bioshock

Il seguito spirituale di System Shock riscrive il concetto di Fps della next-gen

Farsi largo in un genere esageratamente inflazionato come quello degli sparatutto in soggettiva (in gergo Fps, acronimo di Fist Person Shooter) è sempre un’impresa molto ardua. In un contesto dominato dai vari Halo, Call of Duty e new entry quali Killzone 2 o Resistance: Fall of Man, i nuovi sparatutto vengono visti come timidi pretendenti che vorrebbero ritagliarsi uno spazio nel cuore degli appassionati. Solo in pochi riescono nell’intento, e ancor meno ricevono la palma di “miglior gioco dell’anno”, come accadde per Bioshock nel 2007.

Scelgo l’impossibile…scelgo Rapture

Bioshock è ambientato a Rapture: una città sommersa, guidata da un capo carismatico e guidato da folli utopie oggettivistiche chiamato Andrew Ryan. In parole povere Rapture è stata concepita come la città ideale per tutti coloro che non sopportavano politica, economica e religiosa del mondo normale. Intellettuali, medici, artisti, ma anche persone normali, scelsero Rapture perché non vivevano bene nel contesto ordinario. In questa utopica città non esiste politica, non esiste una religione intrusiva e l’economia è basilare: è il contesto perfetto per sviluppare qualsiasi teoria scientifica o ideologica in assoluta tranquillità, purché resti nell’ambito personale. L’unica figura al di sopra di tutti è il sig. Ryan che, in qualità di promotore di questa nuova realtà, è in debito di rispetto e devozione.

Il protagonista della vicenda è un certo Jack, un ragazzo che si trova nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Senza rivelarvi troppo della splendida trama, diciamo soltanto che Jack arriva a Rapture accidentalmente e si trova costretto a collaborare con i pochi sopravvissuti sani di mente più per spirito di sopravvivenza che per reale solidarietà.

Plasmidi, tonici e Adam: ecco spiegato il Bioshock

A nulla servirebbero gli sforzi di Jack, se non accettasse, nelle prime fasi, di accogliere dentro di sé i “plasmidi”. Questi non sono altro che poteri del tutto sovrumani, inventati e prodotti nella stessa Rapture e distribuiti a pagamento, sotto forma di “droghe”, a tutta la popolazione interessata. Dai plasmidi viene il potere di lanciare fiamme o ghiaccio dalle mani, oppure il potere della telecinesi, solo per citarne alcuni. Queste scoperte scientifiche sensazionali non sarebbero mai divenute realtà se, l’equipe di dottori che lavoravano per Andrew Ryan non avessero scoperto “l’Adam”. L’Adam altro non è che una radice genetica da cui è possibile partire per modificare il Dna umano: è, insomma, la base per permettere ai plasmidi di modificare irreparabilmente il seme genetico delle persone, così da dotarle dei poteri sovrumani citati più sopra.

Quello che gli scienziati non sapevano, è che l’Adam provoca assuefazione e ha fatto impazzire tutta la popolazione, mandando la città in rovina e rendendola più una giungla in cui sopravvivere che un luogo utopico di serenità o libertà etica e professionale.
La follia degli scienziati, però, non si è fermata, perché per procacciarsi il tanto desiderato Adam hanno rapito delle bambine e hanno impiantato in esse un parassita che le rendesse in grado di aggirarsi per la città come fossero “radar viventi e ambulanti”, per trovare il prezioso elemento. A difesa delle bambine (ribattezzate “sorelline”) si aggirano i Big Daddy, enormi creature geneticamente modificate, armate fino ai denti e con un solo scopo: eliminare fisicamente qualsiasi minaccia per le sorelline.

I tonici che Jack troverà nel suo percorso, invece, altro non sono che ricostituenti per la preziosa barra di salute o la barra di “Eve”: l’unica energia che permette di usufruire del potere dei plasmidi.

Tanto Fps e un po’ Gdr: il capolavoro è servito

L’aspetto più importante per un gioco che offre una visuale in prima persona è certamente l’impatto visivo, che deve essere al contempo affascinante e molto convincente. Bioshock, in questo senso, è semplicemente quanto di meglio di possa desiderare. Al tempo in cui approdò sugli schermi, un paio d’anni fa, ha lasciato parecchi addetti ai lavori a bocca aperta e, non ultimi, gli appassionati come noi. La gestione della fisica, delle superfici e dell’acqua è semplicemente indimenticabile. L’ottimo campionario di texture e di modelli poligonali è supportato da un grandioso impianto sonoro che – dalle musiche anni ’50/’60 al doppiaggio – non smetterà mai di allietare e di stupire. Una nota di colore va dedicata ai dialoghi in italiano di questo gioco: tra i più convincenti e cinematografici che ci sia mai capitato di incontrare. Vorremmo che le localizzazioni in lingua dantesca fossero sempre di questa qualità.

Il lato prettamente ludico, invece, è semplicemente perfetto, merito di un ritmo dell’azione e dell’esplorazione mai banale, di armi d’epoca eppure convincenti: mitragliatori, pistole e “avveniristiche” torrette difensive che sembrano essere prese in prestito da qualche kolossal d’altri tempi, riempiranno il nostro tempo e la noia non sarà mai nei pressi. L’intelligenza artificiale dei nemici base non darà tanti problemi quanti, invece, ne darà quella dei “boss” di fine livello (o “guardiani” di un oggetto indispensabile per proseguire nella storia).
L’aspetto inedito e convincente di questo fantastico ibrido è senza dubbio la gestione dei poteri speciali dati dai plasmidi, oltre che la gestione del denaro che troveremo durante la nostra avventura. Proprio come in un classico videogioco di ruolo, potremo decidere se sviluppare le tecniche di plasmidi a noi più congeniali, se sviluppare tutte le abilità in maniera equilibrata oppure dedicarci all’incremento di energia vitale e “plasmide” per non restarne mai in debito. La scelta, come da copione, spetta al giocatore che avrà il non facile compito di far evolvere il protagonista nel migliore dei modi che ha in mente.

Dulcis in fundo

Bioshock si presenta come uno splendido sparatutto, basato su un impatto grafico di prima categoria e da una storia da giocare fino in fondo, senza interruzioni né distrazioni. E’ corredato da elementi “gdr” (dei giochi di ruolo) che ne approfondiscono la gestione del personaggio e, di conseguenza, influisce sul modo di affrontare livelli e nemici assortiti. A corollario di tutto ciò viene incontro una programmazione senza difetti, un comparto sonoro più unico che raro e – nel nostro italico caso – un doppiaggio di ottima fattura. La giocabilità si attesta su livelli d’eccellenza e più si gioca questo titolo più pregi troverete, più di quanti possiamo enumerarne qui. Se vi piacciono gli Fps dalla forte componente narrativa, cosa state aspettando? Bioshock è tutto quello che avete sempre cercato.

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