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Shatter

Il clone di un videogioco storico, diventare tanto bello da brillare di luce propria

Il genere Arcade dei videogiochi si riferisce ad una maniera molto remota di concepire questo passatempo. Stiamo parlando, infatti, di titoli concepiti espressamente per riempire le sala-giochi (in gergo proprio “arcade”) e svuotare le tasche degli utenti di tutte le età. Titoli come Pong, Space Invaders, Pac-Man e Arkanoid sono tra i più ricordati e sicuramente tra i più giocati d’ogni tempo.

Sidhe Interactive, talentuoso sviluppatore privo di grandi mezzi economici, ha voluto dire la sua con Shatter, omaggio videoludico a quell’Arkanoid che poneva al giocatore un unico scopo: demolire ogni genere di mattoncino facendo rimbalzare una sfera su una bacchetta.

Non un semplice clone

Ci sono i mattoncini da demolire, c’è una bacchetta decisamente futuristica affidata al controllo del giocatore, ed è presente la famosa sfera da far rimbalzare tra i mattoncini e la bacchetta. Fermandosi a questa breve descrizione e alla visione delle immagini di gioco si potrebbe cadere nell’errore di considerare Shatter un mero clone, senz’anima, del più celebre Arkanoid. Niente di più sbagliato.

Il lavoro di Sidhe Interactive brilla di originalità e stile grazie alla presenza di un raffinato motore fisico, che gestisce le traiettorie della sfera e il deambulare – molto realistico – dei mattoncini più leggeri. Le novità allo stile di gioco (gameplay, in gergo) non si esauriscono certo qui: non mancano i famosi “power-up”, ovvero dei potenziamenti temporanei che ci facilitano il compito e troviamo un’altra nuova possibilità offerta al giocatore, cioè la facoltà di poter aspirare o soffiare lontano dalla bacchetta la sfera, i mattoncini e i frammenti di mattoncino (dei quali parleremo in seguito) che riempiono i livelli di gioco.

Il tutto è avvalorato da una grafica in alta definizione, colorata a regola d’arte e accompagnata da tracce audio originali ottimamente realizzate, d’atmosfera e di compagnia alle lunghe sessioni di gioco.

Divertimento alle stelle, preoccupazioni zero

L’esperienza offerta da Shatter, pur basandosi su quella di un gioco pubblicato venticinque anni fa, è certamente tra le più fresche, piacevoli e spensierate che ci sia mai capitato di provare. Apprendere le basi del gioco, le poche regole da rammentare e giocare alla ricerca del punteggio più alto possibile non è mai stato così divertente.

A nostra disposizione, come abbiamo già accennato, abbiamo piccole grandi novità capaci di portare freschezza ad un genere che sembrava non poter offrire di più. Altre interessanti novità portate da Shatter riguardano, una volta di più, il gameplay: abbiamo scritto intorno ai mattoncini che, demoliti, vanno in frantumi. I frammenti di quelli vanno aspirati dalla nostra bacchetta, in modo da ricaricare una barra d’energia.

L’energia si presta a due scopi: il primo è quello di attivare uno scudo protettivo, utilissimo quando i mattoni più pesanti minacciano di franarci addosso, provocando una temporanea perdita del controllo del nostro “apparecchio”. La seconda funzione è quella di scatenare la cosiddetta “tempesta di proiettili”, un autentico mitragliatore che velocizza le nostre opere di demolizione per un periodo di tempo molto limitato.

La facoltà di aspirare o espirare getti d’aria dalla bacchetta, infine, torna molto utile per direzionare la sfera, rendendo il nostro apporto decisamente meno passivo, soprattutto sul finire dei livelli, quando i mattoncini diventano molto pochi. A completare un’offerta che oseremmo definire “perfetta” accorrono la presenza di boss di fine livello, che mettono a dura prova la nostra abilità, la possibilità di lasciare più sfere contemporaneamente e un’interessante modalità cooperativa per due giocatori.

Un ago in un pagliaio

Trovare difetti autentici in un gioco come Shatter è veramente arduo, come cercare il proverbiale “ago in un pagliaio”. Prima di ogni cosa è giusto segnalare che il gioco non soffre di veri e propri difetti di programmazione, sotto quest’aspetto il lavoro di Sidhe si dimostra eccellente, complice anche il fatto che lo stile di gioco è elementare e volutamente “retro”.

L’unico autentico difetto che ci viene in mente è che Shatter – sotto la grafica in alta definizione, le tante e piacevoli novità allo stile di gioco e la modalità cooperativa online – resta un clone del vetusto Arkanoid, un signor clone, ma pur sempre un gioco che non fa dell’originalità la sua arma migliore. Infine, per il genere di appartenenza, può non piacere a tutti, ma ad una fetta di utenza nostalgica oppure occasionale, che vuole divertirsi un mondo senza dover spendere più di una manciata di euro.

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