Prince of Persia Story

Tutto comincia nel 1989 grazie alla brillante intuizione di uno studente universitario di nome Jordan Mechner, il quale filmava suo fratello vestito di bianco che effettuava delle precise movenze e poi le traduceva al computer nel modo più fedele possibile. Questa tecnica si chiama rotoscope e vedrà la sua massima espressione in Flashback, di Delphine Software. Ma questa è la sede più opportuna per parlare dell’unico e solo Prince of Persia, l’unico personaggio capace di mettere d’accordo pubblico, critica e…ben tre generazioni di videogiocatori.

Dopo Super Mario, quindi, il Videogioco ottiene una nuova icona, non accattivante come il baffuto idraulico di Nintendo, ma sicuramente importante. Ripercorriamo insieme le grandi avventure del principe più amato e conosciuto dai videogiocatori, in attesa di recensire Prince of Persia: Le sabbie dimenticate.

Prince of Persia e Prince of Persia II: nasce il mito e vive la leggenda

Prince of Persia arrivò sui nostri schermi sul finire degli anni ’80, dapprima per Apple II ma poi convertito per tutte le piattaforme di gioco possibili ed immaginabili. Le differenze visive da versione a versione erano risibili e si limitavano ai colori, al sonoro o alla barra di energia: a volte resa a triangoli e altre volte a forma di ampolla. Solo per le versioni SNES e Mega Drive abbiamo assistito ad un restyling veramente azzeccato e ad un sonoro sicuramente migliore di quello visto su computer.

Lo scopo del primo Prince of Persia era quello di arrivare alla fine del gioco entro 60 minuti. Il protagonista era un viaggiatore innamorato della principessa e da lei ricambiato. Questa era tenuta in ostaggio dal Visir Jaffar in cima al palazzo reale. Il giovane, dopo aver recuperato un’arma, avrebbe risalito tutti i 15 piani del castello, facendosi largo fra trappole mortali e sgherri al soldo del Visir, per uccidere quest’ultimo ed infine sposare la principessa.

Prince of Persia II: the Shadow and the Flame, datato 1993, è il seguito del primo gioco e riprende la narrazione dei fatti in modo consequenziale. Il principe convola a giuste nozze con la principessa ma vissero felici e contenti per soli 11 giorni. Infatti, al ritorno da un lungo viaggio, il principe torna al palazzo per scoprire di essere stato sostituito da un sosia. Questi altri non è che Jaffar, scampato alla morte e desideroso di vendicarsi del ragazzo e di usurpare il regno del sultano.

A livello di gameplay non assistiamo a grandi rivoluzioni, ma il sonoro, gli scenari, i nemici e le situazioni proposte sono di gran lunga migliorati, vari e più difficili da affrontare, tutto a vantaggio del divertimento e della sfida. L’intelligenza artificiale – già fiore all’occhiello del primo episodio – è stata ulteriormente raffinata e ancora oggi mette in seria difficoltà anche i giocatori più navigati.

Prince of Persia 3D: il doloroso passaggio alla terza dimensione

Era il 1999, sei anni quindi passarono dall’acclamato Prince of Persia II e il desiderio di ritornare nella mitologica Persia era più forte che mai. Ma c’era di più: erano gli anni in cui Tomb Raider e Lara Croft dominavano la scena e la prospettiva di giocare con il principe in un contesto completamente tridimensionale mandava in brodo di giuggiole ogni giocatore che si rispetti.

Il grande ritorno alle “notti d’oriente” fu affidato a Red Orb Entertainment, che ha goduto di tre anni di tempo per sviluppare il gioco, oltre che alla preziosa collaborazione di Jordan Mechner. Purtroppo, però, il lungo tempo di gestazione non ha sortito gli effetti sperati e c’è di peggio: lo sviluppo del titolo fu bloccato nel peggiore dei modi, senza poter raffinare il codice ed epurarlo dagli immancabili bug (difetti di programmazione).

Il risultato finale fu un clone di Tomb Raider di bassa lega, afflitto da un’insufficienza tecnica davvero imbarazzante. L’infamia di questo gioco arrivò in Italia prima del gioco stesso, per mezzo delle deluse sirene d’oltremanica. Il destino del principe sembrava segnato per sempre.

Il coraggio di Ubisoft e le Sabbie del Tempo: gloria al Principe dimenticato

Prince of Persia 3D fu malamente riposto nel dimenticatoio e qualsiasi congettura riguardasse un possibile ritorno del principe non poteva fare a meno di rimandare all’insuccesso targato Red Orb Entertainment. Quando Ubisoft annunciò il gioco nel 2003 il pessimismo cominciava ad aleggiare intorno alla comunità di appassionati.

Ma c’è voluto veramente poco per diradare qualunque dubbio, perché poco o nulla vi è in comune tra il gioco datato 1999 e quello datato 2004. L’impianto tecnico era di prima categoria, il plot narrativo semplicemente perfetto, le scelte stilistiche e di gameplay hanno felicemente disarmato pubblico e critica.

Possiamo, dunque, riassumere Prince of Persia: The Sands of Time in pochi termini: un successo clamoroso e inaspettato. Passano alla storia le funzioni delle sabbie, capaci di riavvolgere il tempo o di usarlo a proprio vantaggio con l’ambiente che ci circonda, giusto per citare un paio d’ esempi.

Spirito Guerriero e I Due Troni: la trilogia prende forma

Il successo mediatico, commerciale e artistico del primo titolo targato Ubisoft ha incoraggiato gli sviluppatori a realizzare altri due titoli che potessero continuare a narrare gli avvenimenti de “Le Sabbie del Tempo”. Tra il 2004 e il 2005 si chiude il cerchio e si perfeziona la cosiddetta “Trilogia delle Sabbie”.

Sebbene, a partire da Spirito Guerriero la trama e la sua evoluzione assumono dei periodi molto contorti e talvolta confusionari, non bisogna trascurare il fatto che Ubisoft riesce dove in molti falliscono: migliorare se stessi, migliorare il primo episodio e convincere sempre di più il pubblico e la critica. L’atmosfera fiabesca e avventurosa a cui abbiamo assistito ne “Le Sabbie del Tempo” è andata sfumando, a favore di un contesto più cupo, truce, che strizza l’occhio al gotico e al mitologico. La grafica subisce sempre dei miglioramenti ma quello che fa esultare le folle è il gameplay, decisamente votato all’azione e al divertimento.

Con l’avvento de I Due Troni torna a mostrarsi il “Principe Oscuro”, una vecchia conoscenza che solo chi ha giocato il primissimo Prince of Persia può ricordare con una stilla di nostalgia. Le meccaniche di gioco di questo terzo episodio sono ereditate dal predecessore, le novità tecniche e sul fronte del gioco sono molto relative e sebbene – per la terza volta consecutiva – si può parlare di un grande successo, non si può trascurare che le meccaniche stavano cominciando un po’ a stancare.

Prince of Persia 2008: un genio incompreso?

Dopo la Trilogia delle Sabbie, Ubisoft s’è presa un bel po’ di tempo prima di annunciare e poi rilasciare un nuovo Prince of Persia. Il motivo principale è stato lo sviluppo di un nuovo gioco, che da Prince of Persia eredita qualcosa ma non tutto: parliamo di quel Assassin’s Creed che tanto fece parlare di sé per la sua offerta ludica controversa.

Il secondo motivo è proprio quello che abbiamo accennato poco più su: dopo tre episodi ricchi di successo ma ormai tutti troppo simili tra loro, arrivare sugli scaffali senza novità di rilievo poteva essere molto rischioso (come la storia di Tomb Raider insegna). Così, sul finire del 2008, arriva Prince of Persia, senza titoletti che suggerissero nuove avventure o vecchi ricordi sabbiosi.

E’ un gioco completamente diverso dai tre precedenti. Viene abolita la grafica poligonale e viene adottato un “toon shading” veramente eccezionale. Il “toon shading” – o “cell shading” – è un espediente visivo per cui i poligoni vengono mimetizzati da forti contorni scuri e colori accesi. Questo serve a snellire il motore grafico ma di restituire un effetto “cartone animato” molto apprezzato.

Al di là di una veste grafica che ha del prodigioso (e per la quale il gioco ha vinto numerosi riconoscimenti) e una colonna sonora autenticamente evocativa, il titolo si lascia giocare praticamente da ogni tipo di utenza. Proprio per queste sue accessibilità e facilità di fruizione non si pone in cima alle preferenze degli ammiratori del principe, forse deliziati maggiormente dal funambolico e disperato protagonista di “Spirito Guerriero” e “I Due Troni”.

Per questi motivi e per strizzare l’occhio al kolossal cinematografico alla Ubisoft hanno deciso di tornare sui propri passi. Confezionarono, infatti, Prince of Persia: Le Sabbie Dimenticate. Ma questa è un’altra storia.


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