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Dungeons

Impersonare il “Signore del Male” e instaurare un governo di terrore e ricchezza? Si può!

C’era una volta Dungeon Keeper, titolo sviluppato da Bullfrog per Electronic Arts nel lontano 1997, a metà strada tra strategico in tempo reale (Rts) tipo Starcraft e un gestionale tipo Theme Hospital o Theme Park. Lo scopo del gioco era quello di sviluppare un dungeon, ovvero un sotterraneo, in cui far proliferare il proprio esercito di creature demoniache e difendersi dalle invasioni di eroi armati di tutto punto. A distanza di ben quattordici anni, Realmforge ci rimanda sottoterra con il suo brillante Dungeons, terza fatica di questo promettente studio di sviluppo. L’idea di partenza è semplice: ispirarsi al mitico Dungeon Keeper, ma la realizzazione del gioco è tutt’altro che una semplice scopiazzatura.

Impatto positivo

A patto di avere una configurazione hardware all’altezza, l’impatto visivo di Dungeons è estremamente positivo se consideriamo che stiamo parlando di un gioco che è un ibrido tra lo strategico in tempo reale, il gestionale e il gdr d’azione (Diablo docet). Con la rotella del mouse possiamo gestire il livello di zoom della telecamera e, quando portiamo questa al massimo livello di ingrandimento, possiamo godere dell’ottimo lavoro grafico svolto da Realmforge: la qualità delle texture e il livello di dettaglio dei personaggi – sia principali che secondari – sono molto elevati, i fondali e gli oggetti sono certamente ben realizzati. La sensazione generale è che, sotto il profilo meramente visivo, Dungeons sia un titolo estremamente curato.

Il gioco si lascia giocare tranquillamente tramite il solo mouse e senza affanni, ma è contemplata una vasta gamma di pulsanti della tastiera. Se sfruttati a dovere si risparmiano istanti di tempo che, in un gioco in tempo reale, sono veramente preziosi: gestire la telecamera, chiamare un menu, evocare i poteri magici del nostro alter-ego e tutta una gamma di azioni particolari, possono dunque essere gestite con la mano che non controlla il mouse.

L’interfaccia di gioco, nella parte inferiore dello schermo, ricorda molto quella di un classico action-gdr e nella parte superiore, invece, quella di uno strategico o di un gestionale. Il risultato, anche qui, è molto valido, perché la suddetta è realizzata in maniera efficace, semplice ed intuitiva: non passeranno troppi minuti per prendere confidenza con quanto ci viene offerto. Nulla da eccepire sul fronte del sonoro: la colonna sonora ci risulta un po’ anonima e dimenticabile, di contro è stato fatto un ottimo lavoro con il doppiaggio (purtroppo per noi solo in lingua inglese, sottotitoli inclusi) che restituisce enfasi, ironia e comicità nelle giuste dosi.

il “Signore del Male” e la sua nemesi

Questa, almeno, sembra essere la convinzione dei ragazzi di Realmforge e noi la consideriamo una trovata semplicemente geniale. Concretamente, nel gioco, bisogna accumulare diverse risorse: l’energia spirituale dei nemici soprattutto, punti prestigio per il proprio dungeon e monete d’oro. L’energia spirituale si può ottenere soltanto uccidendo gli eroi che con il tempo infestano il nostro dungeon.

Qui entra in campo la genialità di Realmforge: prima di ucciderli, bisogna che gli eroi vengano soddisfatti pienamente. Per fare questo, una comodissima barra di energia spirituale si riempirà sulla testa di ciascuno di essi, mentre girovagano nel nostro dungeon alla ricerca di tesori, creature da uccidere o sadici “soprammobili”. Già, perché gli eroi non sono tutti uguali: ci sono quelli avidi di denaro, quelli che cercano emozioni forti contro creature demoniache, e quelli spiccatamente sadomasochisti che vanno in brodo di giuggiole semplicemente visitando il nostro dungeon come se fosse un museo degli orrori.

Una volta che essi raggiungono l’apice della loro soddisfazione, cercano di uscire dal dungeon, ed è proprio in quel momento che bisogna correre a farli a pezzi per impossessarsi della preziosissima energia spirituale, risorsa di vitale importanza per accrescere il nostro potere. I punti prestigio per il sotterraneo si accrescono tramite l’acquisto dei già citati “soprammobili”: una vasta gamma che spazia da semplici cadaveri in decomposizione passando per sarcofaghi, bracieri infernali, gabbie per prigionieri (con scheletro annesso) ed altro ancora.

Più fascino ha il nostro dungeon, più eroi attira al suo interno e – come abbiamo descritto – la presenza di questi nel nostro reame è molto importante. Il denaro, infine, necessario all’acquisto degli abbellimenti per il nostro dungeon, si ricava dagli eroi morti oppure, più semplicemente, scavando le gallerie per la nostra casa. La via più veloce per arricchirsi, comunque, è quella che passa dalle tasche degli invasori.

A tanta gestione altrettanta azione

Dedicarsi alla formazione del sotterraneo, all’installazione di lugubri accessori e all’eliminazione degli invasori richiede molta attenzione. Come se tutto ciò non fosse abbastanza, ad arricchire ulteriormente l’esperienza di gioco arrivano anche i fatidici punti esperienza e le ricompense per i numerosi incarichi che si attivano durante la campagna di conquista. Contrariamente a quanto si assisteva nel lontano 1997, in Dungeons vi è il “Signore del Male”, nonché nostro alter-ego, fisicamente in giro per le gallerie che ordiniamo di scavare. Solo tramite questi possiamo aver ragione degli eroi invasori e far tesoro delle preziose risorse. Le nostre, efferate, azioni malvagie provocheranno l’accumulo di punti esperienza che, quando superano un limite ben preciso, garantiscono dei potenziamenti per il nostro personaggio.

In questi frangenti il gioco diviene un discreto gioco di ruolo, non possiamo decidere dell’aspetto fisico del nostro avatar, ma possiamo plasmarne caratteristiche e poteri magici a nostro piacimento. Vogliamo impersonare un guerriero efferato e a prova di spade? O vogliamo dar vita ad un potentissimo stregone che non vuole sporcarsi le mani e preferisce polverizzare i nemici con potenti incantesimi? La scelta, ovviamente, spetta a ciascun giocatore, che oltre ai classici incrementi “fisici” (forza, destrezza, costituzione, intelligenza e così via) può attingere da tre scuole di abilità speciali: offensiva, difensiva e magica.

Tirando le somme

Dungeons è un gioco ibrido che si presta a strategico in tempo reale, gestionale di prim’ordine e gdr d’azione. Si ispira fortemente a Dungeon Keeper, grande classico di fine anni ’90, ma ne stravolge l’offerta ludica: in passato bisognava prendersi cura delle proprie creature, oggi dobbiamo prenderci cura dei nemici prima di passarli a fil di spada. Ma non possiamo parlare di una semplice inversione di tendenza: tra risorse da guadagnare e i nemici da abbattere si trova una particolare evoluzione del personaggio che rende il titolo un gdr d’azione con discreto spessore. Una campagna dinamica che vanta diciassette missioni, una longevità che si attesta alle venti ore (minimo) per essere completata e la presenza di boss di fine livello chiudono il cerchio. Senza considerare che, tecnicamente, il lavoro svolto da Realmforge è sopraffino.

3 pensieri riguardo “Dungeons Lascia un commento

  1. Non costa poco. Quindi bisogna essere sicuri dell’acquisto, io lo consiglio soprattutto agli appassionati di gestionali. Quelli che vogliono solo gdr potrebbero rimanere delusi perché è un gioco che non tratta solo quell’aspetto, ma tanti.

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