Fated: The Silent Oath – Oculus Rift DK2

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Fated: The Silent Oath è un’avventura in prima persona sviluppata da Frima Studio per Oculus Rift, HTC Vive e PlayStation VR per la quale arriverà tra qualche tempo. Ho avuto la possibilità di provarlo grazie ad un Oculus Rift DK 2.0 e – al di là dell’oggettiva limitazione tecnica dovuta al prototipo del visore, sono stato in grado di passare qualche ora nel mondo norreno creato da Frima.

Non ci giro intorno: il mio computer – per quanto sia potente e capace di gestire il 90% dei videogiochi odierni in Full HD a dettagli elevati – non sembra essere ottimale per riprodurre la realtà virtuale, questo secondo i messaggi reiterati del software di Oculus.

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La realtà dei fatti è che posso tranquillamente godermi Fated, sebbene via Oculus DK2 non sia il top di qualità visiva. Fated: The Silent Oath è mosso da un Unreal Engine 4 volutamente tenuto leggero per garantire la massima fluidità ed il minimo sforzo computazionale per il computer che lo deve eseguire. La gestione delle ombre mi ha colpito particolarmente, l’illuminazione rende bene ma è evidente che gli sviluppatori siano scesi a compromessi su due campi: il numero di poligoni che formano i modelli dei personaggi (che sono dettagliati e fumettosi, degni della miglior produzione Pixar o Dreamworks) e certe texture davvero molto piatte. Quelle del terreno su cui si cammina, per esempio, pur mostrando segni di sassi e pietre è fin troppo evidentemente piatta come un tappeto. Per fortuna non si trascorre il tempo a guardare dove si mettono i piedi del nostro alter-ego: Uther, reso muto da un patto con una divinità in cambio della vita. Questo mutismo giustifica l’assenza di voce del protagonista ed il fatto che bisogna interagire con chi ci parla tramite cenni della testa: affermazione o diniego, niente di complicato.

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Sul versante prettamente giocoso bisogna precisare che Fated: The Silent Oath è un’avventura in prima persona che ha una storia da raccontare e noi ne siamo spettatori in primissima fila. Non aspettatevi ritmi frenetici o visioni vertiginose: tutto è studiato per garantire l’assenza di mal di mare o vertigine al giocatore. I ritmi sono decisamente lenti, come lo è l’incedere del protagonista, davvero lentissimo a muovere i passi al punto che chi lo ha provato oltre a me ha detto “se sollevi entrambe le mani sembra uno zombie”. Si, perché il movimento e la poca interazione che ci viene affidata è gestita dal joypad (Xbox 360 nel mio caso, ma Oculus Rift CV1 è dotato di Xbox One Controller e HTC Vive di sensori di movimenti originali). Possiamo guardarci intorno e sollevare le braccia per interagire con oggetti ed armi che ci ritroviamo ad usare oppure per toccare elementi dello scenario.

Al di là di questo, tanto l’esplorazione quanto l’interazione risultano estremamente limitate, per pura scelta di produzione. Questo perché – è giusto ribadirlo – Fated: The Silent Oath, in veste di uno dei primi giochi completi disponibili per realtà virtuale, mira più a rendere il giocatore uno spettatore, piuttosto che un attivo protagonista. Questo si evince da subito.

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Musiche ed effetti sonori sono molto buoni. Mi è piaciuto tanto il doppiaggio, a volte veramente molto ispirato e coinvolgente.

Fated: The Silent Oath è un’avventura in prima persona dai ritmi lenti e compassati, che pone il giocatore in prima fila ma lo limita tanto a ruolo di spettatore, nonostante gli sforzi per renderlo protagonista e ponendolo di fronte a alcuni enigmi di logica. In un paio di frangenti risulta memorabile e, tirando tutte le somme, risulta uno dei modi migliori per provare a coniugare lo spettacolo della realtà virtuale con un pioneristico tentativo di raccontare una bella storia a base di leggende e miti nel Nord Europa.

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