Videogioco d’azione e avventura in terza persona, con telecamera vicino alle spalle del protagonista (come accadeva in Resident Evil 4 e nei suoi diretti seguiti). God of War è l’ultima fatica di Santa Monica Studio in esclusiva per PS4 e dimostra quanta potenza grafica può muovere l’ammiraglia di Sony, pur senza scendere a tantissimi compromessi di contenuto o fluidità.

Tecnicamente parlando c’è ben poco da dire: un’overdose, una “pornografia” di poligoni, effetti particellari, effetti di illuminazione, animazioni che rasentano la perfezione che portano, ineluttabilmente, ad un “orgasmo per gli occhi”. Espressioni tra le più convincenti mai viste, design dei livelli quasi sempre a sfiorare un’ideale perfezione, sequenze di combattimento molto appaganti, che ogni giocatore può affrontare secondo il proprio stile di gioco.

Sul fronte prettamente ludico è un’eterna fusione tra la vecchia tradizione e un nuovo corso, un nuovo modo di concepire God of War. Da un lato tante piccole cose che ricordano la vecchia trilogia, dall’altro nuove esigenze anche tecniche: pochi nemici sullo schermo, raramente alle spalle, davvero in pochi attaccano contemporaneamente. Altri assenti sono gli enigmi ambientali, assenza che aiuta a tenere alto il ritmo di gioco ma spenti i neuroni. Piccoli accenni ai videogiochi di ruolo d’azione e poche velleità esplorative chiudono un cerchio quasi perfetto.

Quasi, perché la magnificenza grafica e il soddisfacente sistema di combattimento nascondono le magagne. Il monumento di Santa Monica Studio sembra fatto per essere adorato “frontalmente”, perché quando si prova a vederlo da altre angolazioni il senso di meraviglia tende a scomparire.

E’ come se donasse il meglio di sé solo e soltanto sul fronte della narrazione e del “seminato”, ma quando – sul finire del gioco – il giocatore viene lasciato libero di esplorare e di portare a termine le prove di abilità per ottenere gli equipaggiamenti più potenti qualcosa si incrina.

Il viaggio che ci ha fatto scoprire praticamente tutta la mitologia norrena, d’un tratto, si “interrompe” perché si vuole lasciare spazio al giocare in stile anni ‘90 più che al racconto. Uno stacco che ritengo un po’ troppo netto, quasi fuori luogo.

God of War non inventa o rinnova assolutamente niente sul fronte giocoso: tutto quello che troviamo qui, si giocava già in Darksiders o nei primi Legend of Zelda. Quello che offre, lo offre in una maniera più patinata che altro.

È un bellissimo titolo da giocare tutto d’un fiato, cercando di esplorarne ogni contenuto. Ma ci vuole coraggio per decretarlo il migliore dell’anno e fazioso etichettarlo come il migliore fino ad oggi.

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4 risposte a “God of War”

  1. […] Gamepad o tastiera e mouse alla mano, Achilles: Legends Untold si lascia giocare per bene. La risposta ai comandi è ottima, il sistema di combattimento è una via di mezzo tra quello che giochiamo da anni in titoli come Dark Souls ed Elden Ring, con l’aggiunta di poteri e abilità speciali tipiche di produzioni quali Diablo e God of War. […]

  2. […] Kratos in un nuovo God of War. Anche lui, come me, aveva perso tutto ma allo stesso tempo ora aveva un figlio. Questo gioco ha […]

  3. […] è sostanzialmente la stessa, identica, scelta narrativa che ha strabiliato tutti negli ultimi God of War di Santa Monica […]

  4. […] dagli stilmemi da “serial tv made in Sony” tipici di The Last of Us, Days Gone, God of War. Siamo lontani dal ritmo compassato e dalla difficoltà “a prova di esordiente totale” […]

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