Anthem – Prime Impressioni

Ho provato Anthem grazie all’invito alla demo VIP del mio amico Luca (che saluto). Ho avuto modo di provarlo anche in occasione della open demo dal 1 al 3 febbraio scorso e ho tirato le prime impressioni di quello che si profila essere il gioco cooperativo che mi terrà impegnato per qualche tempo. Anthem è l’ultimo sforzo creativo di BioWare dopo il sostanziale passo falso del controverso Mass Effect: Andromeda,  che spacca la community tra spietati detrattori e cordiali estimatori. Si tratta di uno sparatutto cooperativo in terza persona, sempre connesso ai server di gioco, fondamentalmente votato al multiplayer ma senza disdegnare un’offerta rivolta ai cuori solitari.

Quello che mi colpisce di Anthem, oltre all’adozione di un sempre più saturo – e spettacolare – Frostbite Engine di Electronic Arts, è il concetto stesso di gioco: l’umanità è sull’orlo dell’estinzione, in un pianeta ostile. Ci sono, però, dei soldati altamente addestrati che non vogliono arrendersi e combattono per la sopravvivenza ed il bene di tutti. In italiano si chiamano Specialisti, ma il termine Freelancer (in lingua originale), secondo me calza di più. E in maniera analoga mi piace di più definire Javelins quelli che, in italiano, chiamano Strali. Questi ultimi, non sono altro che delle armature che farebbero invidia a Tony Stark (Iron Man della Marvel, se qualcuno se lo chiedesse) per certi aspetti e che permettono, a chi le indossa, di godere di maggiore prestanza fisica. Sono dotate, inoltre, di notevoli armamentari, rendendo un fragile essere umano una minaccia per tutte le creature ostili che lo minacciano.

Anthem intervalla momenti di esplorazione a fasi d’azione in cui dar fuoco alle polveri, per portare le armature indossate alla massima efficienza combattiva. Per farlo, sono dotate di due armi equipaggiabili, almeno due armi di supporto (generalmente più utili o potenti di quelle da impugnare), un attacco corpo a corpo e una capacità speciale che permette di ribaltare le sorti dello scontro, qualora questo risultasse troppo sbilanciato a favore dei nemici.

Quattro le armature a disposizione: Ranger, Interceptor, Storm, Colossus. Tutte hanno pregi e difetti, andando ad accontentare un po’ tutti i tipi di giocatore. I gruppi di gioco, che vanno delineandosi per giocare ad Anthem, possono godere della massima libertà di scelta, di configurazione dell’armatura e di ingaggio: l’importante è giocare di squadra. Ho apprezzato moltissimo il fatto di evitare di spostarsi da soli, perché collaborare con gli altri membri del team rende la vita, e la lotta, decisamente più facile.

I ritmi di gioco non mi sono sembrati noiosi o eccessivamente stressanti, ma è pur vero che ho provato solo una demo: qualcosa di lontano dal risultato finale promesso (e mostrato) dagli sviluppatori. Nella speranza che gli errori compiuti con Mass Effect: Andromeda siano stati di lezione, sono ottimista nei confronti di Anthem, che si presenta ai nastri di partenza con delle premesse, tutto sommato, rispettabili. Il gioco (volendo vedere al di là delle prevedibili instabilità dettate dall’essere una demo) appare solido, ben studiato e predisposto. Certo: manca poco alla pubblicazione, ci vorrebbero degli accorgimenti per bilanciare l’esperienza (alcune armature risultano più potenti di altre), qualcuno lamenta l’assenza del PvP (e secondo me a torto marcio).

A tutti quelli che dicono che Anthem faccia schifo, che Electronic Arts abbia rovinato BioWare e Mass Effect, che questo sia un fallimento annunciato, dico semplicemente: cambiate hobby. Davvero, non fa per voi. Dedicatevi ad altro, i videogiochi non sono più affar vostro: non dubito che li abbiate amati quando eravate più giovani e spensierati, ma adesso dovreste dedicarvi ad altri passatempi. A tutti quelli che si sono convinti della bontà del progetto dico soltanto: ci becchiamo online (e in queste pagine per un’immancabile recensione breve).

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