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Resident Evil 3, Prime Impressioni sulla Demo

Dal 19 aprile 2020, Resident Evil 3 Remake può essere provato in versione dimostrativa su Xbox One, PS4 e PC. Reduce dal recentissimo mio ritorno a Raccoon City con Leon e Claire, non ho perso tempo nel farmi una passeggiata di piacere con l’indimenticabile Jill Valentine. Resident Evil 3: Nemesis è datato 22 settembre 1999, è arrivato sulla prima, mitica, PlayStation e mi ha tenuto incollato fino ai titoli di coda con un ritmo ed una capacità di coinvolgimento ineguagliati. Ma torniamo a parlare del remake e delle sensazioni che questa demo mi ha trasmesso.

Se c’è una cosa che ho capito di me, in quanto vecchia cariatide dei videogiochi, è che esperienze come Resident Evil 2 Remake e Resident Evil 3 Remake non riesco a godermele di fretta e furia. Vedo e leggo di speed-run ai limiti del paranormale, di obbiettivi di gioco che richiedono di finirlo entro tre ore. Roba inconcepibile dal momento che sia il prequel di questo remake, sia questa demo (e presumo dunque anche il gioco completo) li ho affrontati praticamente camminando tutto il tempo e correndo pochissimo.

Con Leon mi muovevo così piano da andare ancora più lento della velocità normale. I suoni d’ambiente e quelli dei mostri mi terrorizzavano a tal punto che mi immedesimavo così tanto nel protagonista da procedere in punta di piedi finché potevo. Con Resident Evil 3 Raccoon City Demo non sono andato in punta di piedi né di corsa. Non sono solo e disarmato in una stazione di polizia brulicante di mostri. Certamente, però, sono praticamente solo nei panni di una super-donna come Jill Valentine, in una città sventrata dall’epidemia del T-Virus. Con un Nemesis che mi vuole solo fare a pezzi.

Detto questo, calcare la metro e i vicoli di Raccoon City con Jill è un’esperienza positivamente terrificante. Come in Resident Evil 2, così in questo terzo episodio le ambientazioni e il level design sono (per mio modesto parere) assolutamente ben fatti ed inappuntabili. Non mi piacciono i barilotti esplosivi rossi, piazzati strategicamente ma posso chiudere un occhio su questo vetusto espediente che fa risparmiare tempo e munizioni.

A parte questi scottanti (e opinabilissimi) difetti, il motore grafico mutuato da Resident Evil 2 e da Resident Evil 7 continua a piacermi da matti. Gli zombi sono orribilmente ben fatti, le animazioni, personaggi principali, doppiaggio, musica ed effetti sonori sempre positivamente convincenti. Jill è bellissima: lo era nel 1999, trainata anche da una “divisa” del tutto votata al fan service più becero, lo è adesso e ancora di più. Più credibile, più coerente, più umana e per nulla fragile.

L’antefatto della demo è che i mercenari della Umbrella Biohazard Countermeasure Service sono tutto muscoli e niente cervello: non sanno riattaccare la corrente, né affrontare orde di zombi. Sono tutti uomini, ovviamente, e mandano l’unica persona con i coglioni, da sola, ad affrontare un’intera città, per riattaccare la corrente: Jill Valentine. Il buon Carlos si permette pure di fare le battutine che fanno ridere solo lui, credendo Jill un’incapace a riconoscere ed usare una radio ricetrasmittente.

In un mondo pieno di maschi ma povero di uomini, Jill si fa strada in solitaria per togliere se stessa e gli altri fuori dai guai. Non mancano le fasi esplorative, non mancano quelle di azione e non manca (nemmeno nella demo) il terrificante Nemesis che dice solo “S.T.A.R.S” e ammazza tutto quello che lo ostacola.

Non siamo nel 2019 e siamo praticamente all’ultimo anno di “generazione PS4/Xbox One”: ci attendono esclusive da urlo come  The Last of Us II e Ghost of Tsushima, ci attendono multipiattaforma epocali come Cyberpunk 2077 ma una cosa sembra certa. Resident Evil 3 Remake, per quello che lascia già intendere, potrebbe non regalare facilmente la palma di “miglior gioco dell’anno” alla concorrenza, nel 2020.

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