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Ultracore

Lo conosciamo come Ultracore, è disponibile su PlayStation Vita, PlayStation 4 e Nintendo Switch e viene da molto lontano: dal 1994. Ha preso una macchina del tempo e si è ritrovato, oggi, sugli schermi a cristalli liquidi di mezzo mondo. Questo stesso gioco che, ventisei anni fa, venne “cancellato” da Psygnosis perché la prima PlayStation era dietro l’angolo e nessuno avrebbe più giocato sulle vecchie console a 16 bit.

Ironia della sorte: Psygnosis e la sua lungimiranza sono morte il 22 agosto 2012. Il suo parco titoli fu acquisito da Sony e quel gioco, completato al 99%, avveniristico per i suoi tempi e ignobilmente cancellato, vive per merito di Strictly Limited Games. Questa è – a grandi linee – la storia di quel videogioco di nome Hardcore, previsto per SEGA Genesis, Amiga e SEGA CD, sviluppato da Digital Illusion CE (DICE) e prodotto da Psygnosis, che divenne Ultracore e vide la luce nel 2019 su MegaSg e da giugno 2020 approdò su PlayStation 4 e poi su PlayStation Vita.

Ultracore è un videogioco che, nel settore, viene definito Run & Gun (corri e spara), sostanzialmente diverso da un altro genere, quello dei Metroidvania. Quest’ultimo, pur somigliante, implementa più aspetti esplorativi e di potenziamento, permettono di tornare sui propri passi con una certa libertà, permettono di esplorare nuove parti di mappa una volta potenziato il personaggio. I videogiochi Run & Gun, invece, sono più semplici e – sebbene i potenziamenti non manchino – siamo più vicini ad un’esperienza da sala giochi che casalinga.

Tra i videogiochi Run & Gun che, secondo me, Ultracore prende a modello, anche grafico (senza considerare tutti quelli che avranno preso Hardcore/Ultracore a modello, vedendone screeshots e gameplay d’anteprima) ne cito una manciata e rimando a qualche bel gameplay su YouTube: Turrican 2, Metal Law, Assassin, Jim Power, Robocop. Questi mi sembrano i titoli più somiglianti a Ultracore, secondo me, con buona pace per tutti gli altri, Metal Slug su tutti.

Ultracore si presenta, visivamente e sonoramente, come il canto del cigno della sua generazione, quella 16 bit trainata da Sega Genesis, Super Nintendo e Neo Geo. Pixel art d’altri tempi, ma allo stato dell’arte e accompagnata da animazioni ottime. Il comparto sonoro è stato, di fatto, adattato, aggiunto, composto negli ultimi tempi da aderendo totalmente a canoni e stilemi di prima metà degli anni ’90. Maestri come Chris Hülsbeck, Bomb the Bass, Matt Gray, Ben Danglish sono stati chiarissima fonte di ispirazione per Ultracore e gli irriducibili di DICE che si sono prestati all’operazione di “de-mummificazione”.

Quello che non è stato praticamente toccato è il sistema di controllo, che vorrebbe essere fluido e appagante come quello di Turrican 2 ma non è stato cesellato a dovere. Questo comporta, di tanto in tanto, qualche difficoltà a sparare in diagonale in alto o in basso, oppure a chinarsi a comando. Con un po’ di abitudine, comunque, il nostro alter-ego (un nerboruto space marine con armatura vagamente ispirata a quella dei Sayan di Dragon Ball).

Ultracore è una lettera d’amore messa in una bottiglia e affidata al mare del tempo, giunta sulle nostre sponde, dopo 26 anni di odissea in un oceano pieno di correnti come quello del Videogioco. E’ la dimostrazione che un gioco valido, un gioco concepito per lasciare il segno, può lasciarlo tanto nel 1994 quanto nel 2020.

Non si porterà a casa la palma di videogioco più venduto dell’anno, non raggiungerà il milione di copie vendute (sebbene glielo auguro con tutto il cuore), sarà giocato per la maggior parte da vecchie cariatidi come me e da pochi, giovanissimi, cultori del retrogaming e della pixel art. Ma esiste, in barba a certi sedicenti esperti che lo davano per spacciato, inutile, non pubblicabile, non presentabile.

Ed è un Run & Gun bellissimo, letteralmente d’altri tempi, praticamente un must per gli appassionati del genere e per i veterani di quella generazione.

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