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Darq: Complete Edition – Recensione

Darq è un puzzle-platform in terza persona, sviluppato da Unfold Games. Si tratta di un team indipendente, formalmente composto da una sola persona, che ha pubblicato questa sua prima opera su Steam, GOG, Switch, Xbox One, Xbox Series X, PlayStation 4 e PlayStation 5. Darq è il frutto di tre anni e mezzo di lavoro ad opera di una sola persona, affiancata da alcuni veterani dell’industria, accorsi a dare al progetto un tocco di assoluta eccellenza audio-visiva. Ho ricevuto un codice della versione Steam del gioco, nella sua “Complete Edition” che comprende due espansioni chiamate The Tower e The Crypt.

Prima di fare approdare la Darq Complete Edition sul finire dello scorso anno, Darq raggiunse gli scaffali digitali il 15 agosto. Si tratta del frutto del lavoro di un solo sviluppatore, autodidatta, che sulle prime aveva creato una demo di appena tre minuti per esercitarsi con il motore di gioco Unity. Su incoraggiamento di un amico, il gioco è stato proposto su Steam Greenlight (ormai evoluto in Steam Direct) e, sorprendentemente, ha mietuto centinaia di migliaia di consensi. Lo sviluppatore, ha visto il suo prototipo in Top 10 tra i videogiochi più apprezzati e subito dopo aver superato Steam Greenlight ha visto il titolo aggiunto alla wishlist di centinaia di migliaia di utenti Steam.

A quel punto, l’autodidatta, che fece solo tre minuti di gameplay per esercitarsi su Unity, ha lasciato il suo lavoro principale per dedicarsi anima e corpo a Darq. Tre anni e mezzo di sacrifici, lavori saltuari per sopravvivere e pagare bollette, giornate intere dedicate allo sviluppo di un sogno che diventa realtà: un videogioco fatto e finito. Ma le sorprese non erano ancora terminate: attratti dal fascino del progetto, ecco bussare alla porta di Unfold Games due veterani dell’industria: Bjorn Jacobson (lead sound designer su Cyberpunk 2077) and Adam Schmidt (sound engineer rinomato per aver lavorato ad Inception e Dark Knight Rises di Christopher Nolan).

Darq si affida ad uno stile monocromatico, che mi riporta alla mente Limbo e Little Nightmares. A differenza del gioco di Playdead Games, e in maniera del tutto analoga a quello di Tarsier Studios, Darq si presenza come un platform in cui ci muoviamo nelle classiche due dimensioni, ma tutto è realizzato con poligoni e tridimensionalità. In gergo, molti etichettano questo modo di fare platform “2,5D” invece che 3D.

Se lo stile visivo, che richiama alla mente il miglior Tim Burton, non bastasse, arriva un impianto sonoro di tutto rispetto ad elevare l’asticella della qualità. Darq è eccezionale tanto da guardare quanto da ascoltare. E’ il tipico titolo che viene a ricordare quanto le parole “arte” e “videogioco” possano accostarsi, senza vergogna. A chiudere il cerchio dell’eccellenza, arrivano animazioni ben realizzate ed una risposta ai comandi mai deficitaria. L’ambientazione è semplicemente da applaudire: ispirata e mai banale.

Joypad o tastiera alla mano, assistiamo ad un piccolo gioiello di puzzle, enigmi ambientali ed interazione. Dall’inizio alla fine dobbiamo fare i conti con un mondo onirico e ostile, parto della mente del sensibile Lloyd, nostro alter-ego in questa angosciante avventura. Dobbiamo anche sopravvivere ai singolari mostri del “sogno consapevole” del protagonista. Ben presto dobbiamo prendere confidenza con una legge gravitazionale del tutto surreale, possibilità di camminare sulle pareti, far diventare sopra il sotto e viceversa, roteare stanze oppure strade. Tutto concorre a creare e risolvere puzzle che tengono ben sveglia la mente.

Darq si laurea a pieni voti, come l’esperienza onirica più toccante e meglio fatta degli ultimi anni. Parto creativo e lavoro di un solo uomo, che mi riporta alla mente i fasti di creativi che hanno scritto la storia del nostro passatempo preferito: faccio solo due nomi fra i tanti da poter ricordare, Eric Chahi e Markus Persson.

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