Prince of Persia: The Lost Crown è un platform in terza persona con visuale classica laterale, aderente agli stilemi del genere metroidvania. È sviluppato da Ubisoft Montpellier sotto bandiera Ubisoft ed è disponibile dal 18 gennaio 2024 su PlayStation, Xbox, Switch e PC. Si tratta del ritorno in stile platform con visuale laterale dai tempi di Prince of Persia: The Shadow and the Flame del 1992.
Una Persia coinvolgente

Il primo impatto con Prince of Persia: The Lost Crown è di quello che ami oppure odi. È tutto molto drammatico, denso di azione e combattimenti. Subito siamo buttati nella mischia di una battaglia controllando Sargon, il più giovane degli Immortali, le guardie del Re di Persia e della corte.
Gli Immortali non sono chiamati così a caso, sembra che sia davvero difficile ucciderli. Inoltre attingono potere da una forza che permea tutto il creato: l’Athra. Ma tutti i poteri e tutta la bravura in combattimento non bastano: il principe di persia ed erede al trono, Ghassan, viene rapito da alcune guardie traditrici e spetta a Sargon e ai lealisti rimasti, riportarlo a casa sano e salvo.
Questo il prologo di Prince of Persia: The Lost Crown, sempre accompagnato da una colonna sonora epica, che mi è subito entrata in testa e non ho smesso di fischiettarla per giorni. Davvero evocativa ed azzeccata, i miei complimenti vanno al compositore Gareth Coker (un signor nessuno che ha firmato, tra i tanti, Ori and the Blind Forest).
Una mitologia tutta da scoprire

Sargon e gli altri Immortali inseguono i rapitori fino al Monte Qaf. Per chi non ne fosse a conoscenza: il Monte Qaf è, per gli antichi persiani, un po’ quello che è il Monte Olimpo per gli antichi greci: un luogo mitologico dove vivono le divinità e a pochi mortali è concesso l’ingresso.
Questo dovrebbe dirla lunga sulla natura mitologica della storia che andiamo ad affrontare. E a dispetto delle premesse narrative tutte a base di combattimenti con gregari e boss, in Prince of Persia: The Lost Crown c’è tanto da esplorare e da scoprire.
Fedele agli stilemi dei più famosi metroidvania, Sargon non deve solo tirar dritto e uccidere tutto quello che lo minaccia. Ci sono molto bivi, molte strade apparentemente invalicabili, tanti collezionabili e potenziamenti da trovare.
L’esplorazione non manca e dopo la quarta o quinta ora di gioco inizia a prendere il posto delle frequenti fasi di combattimento iniziali. Tutto ciò non l’ho avvertito come un difetto, ma l’esatto opposto. “Perdermi” tra i meandri dell’antica città di Simhurg, divinità del Tempo, è stata un’esperienza mai banale o noiosa.
Grande rispetto per il passato

Prince of Persia: The Lost Crown, come detto in apertura, si gioca come un platform in terza persona con visuale “di lato”, permettendoci di andare verso destra, sinistra, in alto e in basso.
Ai più giovani ed inesperti potrebbe essere un’assoluta normalità. Sono più di dieci anni che, nella scena indie soprattutto, si giocano metroidvania più o meno ispirati e tutti offerenti questo genere di visuale e gameplay.
Quello che sfugge alla memoria di tanti è il fatto che dopo il 1992, Prince of Persia si è votato al genere d’azione e avventura in terza persona come Tomb Raider. Abbandonando per oltre trent’anni la sua vera natura originaria.

Tornare a giocare un Prince of Persia in questa salsa, non solo mi ha rievocato infinite ore trascorse con i primi due titoli. Mi ha fatto pensare che alcune delle ambientazioni in cui mi sono imbattuto, durante l’esplorazione di The Lost Crown, fossero in qualche modo fortemente ispirate dai capitoli delle origini.
La presenza della divinità del tempo, leggere frasi come “il tempo non è più un fiume che scorre”, mi ha invece riportato alla mente la trilogia delle Sabbie del Tempo, indimenticata ed amatissima.
Tirando le somme, Prince of Persia: The Lost Crown non è il miglior metroidvania a memoria di videogiocatore. Non ha mai voluto esserlo. È un videogioco divertente, ben fatto, realizzato a regola d’arte, che offre decine di ore di divertimento a base di esplorazione (tanta) e combattimenti (non pochi).

Il sistema di controllo è efficace e le opzioni di accessibilità riescono ad accontentare ogni genere di videogiocatore possibile.
Il Principe di Persia è tornato, finalmente. È in gran forma e mi diverte tanto quanto riusciva trent’anni fa!






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