Dread Delusion è un videogioco di ruolo in prima persona, con grafica minimale e retro, sviluppato da Lovely Hellplace e pubblicato da DreadXP. E’ disponibile su PC dal 14 maggio 2024 e dal 17 marzo 2026 è approdato anche su Xbox, PlayStation e Switch 2. In occasione della pubblicazione della versione console, mi è stato concesso un codice per la divulgazione.

Un “Morrowind” Onirico

Dread Delusion appartiene alla categoria rara di videogiochi che, tramite stile inconfondibile e scelte narrative azzeccate, si insinuano nella mente, come un sussurro come continua a sentirsi anche dopo aver chiuso la sessione.

Lovely Hellplace costruisce un universo che sembra uscito da un incubo metafisico, un mosaico di isole fluttuanti che sfidano la logica e la gravità, illuminate da un sole che pare stanco di sorgere.

È un videogioco di ruolo in prima persona che chiede di essere ascoltato, in qualche maniera “respirato”. Ci aggiriamo in un mondo rotto, corroso da un’antica maledizione, dove l’umanità sopravvive aggrappata a lembi di terra sospesi nel cielo. Un mondo che vuole essere compreso e non chiede di essere salvato.

Inquieta Quiete

L’avventura inizia come un soffio, un risveglio improvviso nelle mani dell’Inquisizione dell’Apostatic Union. Il nostro alter-ego è un prigioniero, ma anche una pedina, un possibile strumento per inseguire una figura sfuggente che minaccia gli equilibri già fragili delle Oneiric Isles.

La narrazione non trascina con forza: è come se osservasse, come se lasciasse spazio e invitasse a perdersi tra città sospese, mausolei infestati e foreste di funghi che sembrano respirare.

La cosa che più ho gradito è che non c’è traccia di spiegoni di nipponica memoria, né infinite digressioni e riflessioni ormai facenti parte del modo di narrare dei più gettonati “blockbuster”.

Ogni luogo racconta una storia attraverso dettagli, architetture impossibili, personaggi che parlano come se fossero consapevoli di vivere in un mondo che si sgretola lentamente.

Qui l’atmosfera è un incantesimo costante: malinconica, disturbante, bellissima nella sua decadenza.

Il Potere di Scegliere

Dread Delusion è un videogioco di ruolo d’azione che – fedele ad una tradizione che risale ormai a venti o trent’anni fa – evita di spingermi subito verso il combattimento. Invece, mi ricorda continuamente che la forza è solo una delle strade possibili.

Le abilità del personaggio — mente, astuzia, carisma, conoscenza — diventano strumenti per plasmare il mondo più delle armi che si usano.

Posso aprire porte con la logica o con la violenza, convincere un personaggio con un sorriso o con una minaccia, scoprire segreti attraverso la curiosità più che attraverso il sangue.

Il ritmo è lento, meditativo, quasi rituale: è proprio questo che mi ha stregato. Ogni isola è un invito a esplorare, a osservare, a leggere il mondo come un testo arcano.

Quando il combattimento arriva, è diretto, essenziale, quasi primitivo: un gesto più che un sistema. E a me sta benissimo così.

Ritorno al Passato

Visivamente parlando, Dread Delusion è una nostalgica riverenza quel tipo di 3D che, per le vecchie cariatidi come me, era la quotidianità a cavallo tra la fine degli anni ’90 e i primi del 2000.

Le texture sono volutamente grezze, le geometrie spigolose, i colori saturi che sfiorano il surreale: tutto concorre a creare un mondo che sembra uscito da un sogno febbrile degli anni 2000.

Tuttavia non manca una sensibilità moderna. Mi sembra un’estetica che non cerca la perfezione, singolarità, identità.

Il sonoro accompagna questa visione con melodie sospese, rumori che sembrano provenire da un luogo troppo lontano per essere reale, e un’atmosfera che avvolge ogni passo come una nebbia sottile. In ogni sua parte, ho la sensazione che Dread Delusion voglia essere memorabile.

Esperienza Indimenticabile

Dread Delusion è un un titolo che punta alla profondità. Entra nella mente con idee, lasciando da parte i fronzoli.

È un videogioco di ruolo che “parla” a chi ama perdersi, a chi cerca mondi che non si limitano a intrattenere ma che chiedono di essere interpretati.

È un viaggio in un universo che sembra sul punto di dissolversi, e proprio per questo diventa impossibile da dimenticare. Mi sembra un gioco interpretativo e meditativo che, una volta interiorizzato, continua a risuonare.

Guarda qui il mio Gameplay!

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