Risen 2: Dark Waters

Yo-ho beviamoci su!

Piranha Bytes è uno di quegli studi di sviluppo che, insieme a Bethesda e a Blizzard, ha scritto molte pagine di storia del genere di titoli che risponde al nome di videogiochi di ruolo. La serie di maggior successo, di questi sviluppatori teutonici, è Gothic, che dal 2001 accompagna milioni di appassionati, secondo un’offerta ludica che è diventata sempre più singolare, articolata e apprezzata.

Dal 2007, lo storico publisher di questi creativi – JoWood – non ha rinnovato il contratto di pubblicazione ha costretto i Piranha a cambiar nome ai propri giochi. Nacque così Risen, seguito spirituale di Gothic 3 e pubblicato nel 2009. Dopo tre anni di gestazione ecco arrivare sugli scaffali Risen 2: Dark Waters, seguito ufficiale con una grandissima ambizione in dote, quella di divenire un punto di riferimento per i videogiochi di ruolo. Ci sarà riuscito?

C’è tanto male in queste acque, che anche il più coraggioso dei pirati, ne ha giusta paura

Risen 2: Dark Waters inizia a raccontare la sua storia quasi esattamente dove era stata interrotta alla fine del primo Risen. Senza volervi rovinare nulla del bel racconto che pulsa dietro grafica, mostri ed imprese da compiere, e senza dire nulla che non sia già noto a chi è abituato a storie di fantasia, possiamo dire che il nostro alter-ego, il mitico “eroe senza nome” ha sventato una grave minaccia sull’isola di Faranga, che insidiava tutto il creato. Segnato nel corpo e nell’anima da questa drammatica esperienza, il salvatore si ritira sull’isola di Caldera, presso le armate dell’Inquisizione, dedicandosi ad ozio e alcol nel tentativo di dimenticare il suo triste e recente passato.

Purtroppo per lui, nuove minacce si profilano all’orizzonte e più vicino di quanto lui potesse sperare. L’affondamento di un galeone da parte di un gargantuesco Kraken, ad un tiro di sasso dalle sponde di Caldera è la scintilla che accende la narrazione di Risen 2: Dark Waters. L’eroe è chiamato ad agire sotto copertura presso un manipolo di pirati per riuscire a mettere le mani su un artefatto che possa salvare l’umanità dai nemici più temibili che incombono.

Dritti alla meta e conquista la preda

Sembra che il cambio di vessilli che ha portato la produzione dei giochi Piranha Bytes da JoWood a bandiera Deep Silver abbia fatto notevolmente bene alla salute degli sviluppatori e soprattutto alla qualità finale dei loro sforzi. Il motore grafico di Risen 2: Dark Waters sembra mutuato da quello del predecessore ma con piccoli grandi accorgimenti e una notevole profusione di sforzi per rendere questo titolo all’altezza di altri mostri sacri. Imparando dagli errori commessi in sede di sviluppo di Risen, Piranha Bytes ha trovato il giusto compromesso per garantire l’ideale punto di incontro tra esplorazione libera (il tanto preteso free-roaming), la libertà di azione e un alto – altissimo – livello di dettaglio. Contrariamente alle offerte di Bethesda (Skyrim) e CD Projekt Red (The Witcher 2), i teutonici sviluppatori hanno preferito ambientare tutto il loro gioco in un arcipelago di isole, tutte mediamente grandi e tutte estremamente dettagliate.

In barba a tutta la concorrenza infatti, Risen 2: Dark Waters propone un’ambientazione che definire “inesplorata” è eufemistico, stiamo parlando di fantasiosi, mitici e stupefacenti caraibi pulsanti di vita, vegetazione rigogliosa, pirati puzzolenti ed ubriaconi, tribù di pigmei e altri tipi di “civiltà”. Bando al medievo oscuro, gotico ed europeo che domina incontrastato sulla totalità di titoli in commercio, benvenuta alla fresca ed originale era moderna fatta di galeoni, velieri, polvere da sparo, sciabole e mappe del tesoro.

L’aspetto viviso di Risen 2: Dark Waters è semplicemente monumentale e mai banale: le texture sono di qualità molto elevata, tanto quelle dei fondali quanto quelle destinate a personaggi principali e secondari. Non paghi di questo risultato, gli sviluppatori hanno pensato bene di creare un arcipelago di isole in cui palme, fortini, grotte con sotterranei annessi, creature tropicali (quali scimmie, granchi, cinghiali e giaguari ed altro ancora) erbe e piante di ogni genere e forma riempiono le schermate di gioco e il nostro soggiorno in maniera certosina e immersiva. Il sistema di illuminazione ci ha ricordato un po’ quello di Two Worlds 2 e quello di The Witcher 2, ovvero un sistema semplicemente impressionante che grazie alle ultime tecnologie grafiche si avvicina pericolosamente al fotorealismo.

Nonostante bisogna segnalare degli occasionali eventi di pop-up (apparizione improvvisa di texture o ombreggiature) e un fastidioso “flickering” (cioè un artificio grafico che rende le ombreggiature create dall’illuminazione poco realistiche e sfarfallanti) il risultato finale dello sforzo tecnico di Piranha Bytes è di assoluta eccellenza. Buone anche le animazioni di personaggi e creature, che quasi mai sono apparse sotto tono, a parte qualche sporadico caso, generalmente risultano migliori di tante altre animazioni offerte dai titoli concorrenti.

La poca espressività facciale dei personaggi è compensata da un impressionante lavoro di doppiaggio professionale rigorosamente in inglese (tranquilli: il gioco è interamente sottotitolato in italiano, NdR) che arriva là dove non arriva la tecnica visiva. Tra dialetti, espressioni piratesche e un alto livello di interpretazione, non possiamo che ammettere di aver assistito ad uno dei più validi doppiaggi di sempre. La colonna sonora è affidata a musiche orchestrali che restituiscono la giusta atmosfera d’avventura a base di pirati dei Caraibi, il tema principale potrebbe far breccia nel cuore degli appassionati della serie e gli effetti sonori che accompagnano il cozzare di spare, colpi di moschetto, versi mostruosi di creature da uccidere, sono complessivamente molto buoni.

Perché il rum finisce sempre

Fedeli ad una tradizione che va avanti dal 2001 – dai tempi del primo Gothic – gli sviluppatori di Risen 2: Dark Waters hanno speso molto del loro tempo a rendere pressoché perfetto il modo di giocare di ruolo che è un marchio di fabbrica dei giochi Piranha Bytes. Il personaggio non ha un nome e non può essere personalizzato nell’aspetto. Non ci sono classi di partenza preconfezionate con cui iniziare l’avventura, molto più semplicemente bisogna giocare, dialogare, esplorare e guadagnare un certo ammontare di punti esperienza, qui chiamati punti “Gloria”, che vanno spesi per migliorare le proprie capacità. Queste si suddividono in: scherma, difensa, armi a distanza o da fuoco, furtività e magia nera.

Il miglioramento di tali abilità garantisce un migliore risultato nelle azioni che andiamo a compiere e ci rende più efficienti tanto in battaglia quanto in fase di esplorazione e risoluzione delle quest. I fatidici talenti speciali o quelle che si possono etichettare come “mosse speciali” vanno apprese unicamente mettendo mano alla borsa dell’oro e pagando un istruttore che possa renderci capaci di azioni straordinarie. Così facendo i pochi comandi di movimento e uso di equipaggiamenti che abbiamo a disposizione all’inizio del gioco, vengono arricchiti, nel corso del gioco, da nuove istruzioni da richiamare premendo un preciso pulsante. Ad esempio: all’inizio del gioco il nostro alter-ego non è capace di effettuare una contromossa. Più in là nel tempo, aumentando le abilità di schermidore e pagando il giusto istruttore, con la pressione di un nuovo tasto, sarà capace di rubare il tempo all’avversario e di far breccia nella sua guardia. Questo è solo uno di molti esempi di talenti/mosse speciali che ogni abilità vanta nel suo carnet.

La presenza di un’abilità chiamata “Magia Nera” spazza via con un colpo di spugna ogni nostra conoscenza di luoghi comuni in campo di giochi di ruolo occidentali. Essendo abituati alle classiche scuole di magia elementale quali fuoco, ghiaccio, aria e terra, il primo impatto con un unico calderone di fonte magica è stato brusco. Ma nel pieno rispetto di una coerenza tutta da lodare, in un’ambientazione a base di pirati, non si poteva chiedere di meglio che una fonte magica basata sul Voodoo, che al suo interno racchiude le conoscenze di una magia benefica e una malefica. Sta al nostro gusto personale e al nostro modo di giocare, decidere se il nostro eroe possa diventare un temibile stregone dedico a questa arte arcana.

 

La varietà di armi, armature, oggetti ed equipaggiamenti presenti in Risen 2 fa impallidire l’offerta del suo predecessore su tutta la linea. Gli oggetti a nostra disposizione sono sempre e del tutto in linea con l’ambientazione in cui si vive l’avventura, quindi dimenticatevi al più presto le pozioni della salute, le pozioni del mana o le ampolle energetiche: ogni pirata che si rispetti campa di rum, di grog, birra e carne. Molto gradevole la possibilità di comprare utensili che possano aiutare il protagonista a procacciarsi cibo, picconare vene d’oro nelle miniere o scavare nei pressi di grandi X rosse per portare alla luce diversi tipi di tesoro sepolto.

Adesso le armi da taglio sono più varie e ciascuna offre uno stile di combattimento diverso, con conseguente aumento di mosse speciali che bisogna apprendere. Discorso analogo può essere fatto per tutte le altre abilità. Uno dei nostri più grandi dubbi, in sede di anteprima, era suscitato dalla presenza di armi da fuoco che potessero ridimensionare quello delle armi bianche. Siamo contenti di aver appreso che i nostri dubbi fossero infondati, in quanto l’uso di armi da fuoco non è affatto preponderante e, sempre per merito della coerenza che permea tutto il gameplay, le fasi di ricarica mediamente lunghe, delle armi a polvere da sparo, scongiurano la possibilità di sconfinare in un poco ispirato sparatutto in terza persona. La prima conseguenza di tanta varietà in sede di inventario e di scelte di evoluzione del personaggio è un alto grado di varietà di situazioni e di soluzioni con cui possiamo avere a che fare durante tutto il gioco.

I combattimenti, ad esempio, per merito di tante variabili, diventano molto spettacolari e cinematografici: il motore di gioco “aggancia” l’avversario più vicino al protagonista in modo da dare al giocatore la facoltà di gestire zoom e angolazione della telecamera. Tutto ciò mentre il combattimento procede tra stoccate, parate e schivate senza mai mettere in confusione chi gioca.

Con la pressione di un semplice tasto, il personaggio può esprimersi in una “mossa” che può variare dal prendere un pugno di sabbia per accecare temporaneamente il nemico al lanciargli una noce di cocco in testa, oppure può prendere un paio di passi di distanza, estrarre la pistola dalla cintura ed esibirsi di una fulminea (ed imprecisa) schioppettata. Spettacolo, divertimento e varietà si fondono magistralmente insieme mandando in brodo di giuggiole tutti coloro che adorano i film o i libri sui pirati e sognano di emularne le gesta.

Tante cose da fare

Non paghi di tanta, buonissima, carne al fuoco offerta, i Piranha Bytes non si sono risparmiati neanche nella creazione di decine di sotto-trame e missioni secondarie che possano approfondire al meglio tutta la storia dell’arcipelago in cui si agisce. Tra ricerche di tesori, incarichi da tagliagole, furti su commissione, cacciatori di taglie, classiche missioni di staffetta e incarichi di esplorazione e disinfestazione, anche qui la varietà non manca. Oltre alla componente cognitiva e narrativa, è tanto ovvio quanto giusto segnalare che la risoluzione di tali missioni secondarie avvantaggia il nostro personaggio con preziosi punti esperienza aggiuntivi, equipaggiamenti particolari e prezioso oro con cui migliorare/aumentare le sue capacità speciali.

I lavori dei Piranha Bytes erano famosi per il gran numero di errori di programmazione presenti nella versione di gioco che finiva nelle case dei giocatori. Constatare che Risen 2: Dark Waters sia, al di là di piccoli difetti difficili da scorgere e presto risolvibili con piccole patch, tecnicamente molto solido, graficamente stupefacente pur non avvalendosi di un motore grafico all’ultimo grido e ludicamente completo, appagante, lungo e stimolante è una splendida notizia. Il titolo di Piranha Bytes entra di diritto, e con tutti gli onori, tra i migliori videogiochi di ruolo di quest’anno. Pur essendo appartenente ad un tipo di giochi molto gettonato e saturo, è indubbio che Risen 2 risulti assolutamente unico nel suo genere.

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