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Styx: Master of Shadows

Styx: Master of Shadows è un videogioco stealth di avventura, in terza persona, sviluppato da Cyanide Studio per Xbox One, PlayStation 4 e PC Windows. E’ il prequel di quell’Of Orcs and Men che, nel lontano 2012, ha fatto conoscere anche Spiders nel novero di sviluppatori di videogiochi di ruolo. Questi ultimi si sono specializzati nel genere che poi avrebbe portato a GreedFall, mentre Cyanide ha continuato la sua avventura nel genere dei giochi Stealth, per fortuna aggiungerei. Non paghi della sortita in un genere che annovera ben pochi esponenti, eccoli sfornare anche Space Hulk: Deathwing e Blood Bowl, tra i tanti. Ma torniamo a Styx: Master of Shadows.

Intrappolato nella Torre di Akenash, l’Albero del Mondo riposa in una prigione fatta di pietra, guardie elfiche e sentinelle umane. Da quest’albero sgorga l’Ambra, una sostanza divina e capace di conferire capacità speciali a chi la beve o la mangia. L’Ambra in forma solida sviluppa dipendenza, come una droga. Se fatta evaporare produce fumi tossici per l’essere umano. Styx è un goblin che, con l’Ambra, sembra avere un rapporto d’amore e odio. Un rapporto tutto da scoprire, una missione dopo l’altra. Tramite scelte di trama assolutamente azzeccate, tra un flashback che “chiude il cerchio” ed una seconda parte assolutamente avvincente, Styx: Master of Shadows viene narrato, non senza un paio di colpi di scena azzeccati ed un epilogo sorprendente.

Dal primo all’ultimo minuto di gioco, Styx: Master of Shadows è ambientato nella Torre di Akenash, da esplorare – letteralmente – da cima a fondo, andata e ritorno. E prima che tu possa anche solo vagamente pensarlo ti anticipo: no, niente backtracking nudo e crudo. Perché l’ambientazione concepita per noi è viva, pulsante, si evolve insieme alla trama. Non esiste una sola via che possa condurre Styx all’uscita (o all’entrata) della zona successiva. Pur non essendo un videogioco che definirei “open world”, è decisamente ben fatto, perché lascia libertà di azione, di esplorazione e di progressione.

Possiamo farci largo tramite un corridoio, un cunicolo sotterraneo oppure una presa d’aria sul tetto, per esempio. Possiamo sgattaiolare riparandoci tra colonne e statue oppure arrampicarci sul fianco di un edificio per evitare le ronde nemiche. Possiamo arrivare alla fine del livello senza uccidere, oppure lasciando dietro di noi una scia di cadaveri.

In nostro aiuto arrivano i poteri conferiti dall’Ambra. Styx può generare un clone da mandare in avanscoperta, da fare strisciare in passaggi altrimenti impossibili da superare, da nascondere dentro casse e armadi per tendere letali trappole. Styx può attingere dalla sostanza magica per vedere i passaggi segreti, i nemici dietro alle pareti, i punti di interesse o, semplicemente, per vedere meglio al buio. Infine, per superare i punti altrimenti impossibili, Styx può diventare invisibile per qualche secondo.

Styx: Master of Shadows è un gioco stealth nel senso più puro e classico del termine. Il protagonista, nonché alter-ego del giocatore, è piccolo, fragile, praticamente incapace di sostenere duelli all’arma bianca. Può difendersi (provarci almeno) con un pugnale, ma non può nemmeno sperare di superare le armature più spesse.

Uccidere tutti in duello non è lo scopo del gioco: Styx è chiamato ad infiltrazione, quindi deve studiare le ronde, creare diversivi, escogitare trappole. Talvolta può essere costretto a pugnalare qualcuno alle spalle, ma di certo non può andare in giro a sterminare tutta l’armata di Akenash da solo.

In questo senso, il senso di disperazione quando veniamo scoperti è quasi tangibile. La consapevolezza di non poter uscire vivi da uno scontro a viso aperto mantiene la tensione sempre altissima. I nemici sono mossi da una validissima intelligenza artificiale, soprattutto quelli più avanzati, che non permetteranno passi falsi. Oltre ad essere vari, si comportano in conseguenza delle nostre azioni. Chiamano alle armi i compagni, perlustrano a tappeto la zona vanificando i nostri sforzi di nasconderci da qualche parte. In poche parole: sono estremamente convincenti, mai banali, e offrono un alto grado di sfida.

Styx può fare affidamento ad abilità che possono essere potenziate tra una missione e l’altra, spendendo punti esperienza che si guadagnano portando a termine incarichi principali e secondari. Il gioco non manca di soddisfare anche i completisti, con reliquie e collezionabili da cacciare e scoprire.

Era dai tempi di Splinter Cell: Chaos Theory che non mi divertivo così tanto. L’abilità di Styx di generare il clone che possa sostituirlo o far scattare eventuali trappole mi ha piacevolmente sorpreso. Ed in generale trovo encomiabile l’opera di Cyanide che, a fronte di un modesto budget, ha realizzato un piccolo gioiello. Uno dei migliori stealth game di sempre.

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