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Rainbow Six: Extraction

Rainbox Six: Extraction è uno sparatutto in prima persona, tattico e cooperativo, sviluppato da Ubisoft Montreal per Xbox, PlayStation e PC. Originariamente noto come Rainbox Six: Quarantine, ha raggiunto scaffali fisici e digitali lo scorso 20 gennaio.

Sono in pochi a ricordare la Stagione 1 dell’anno 3 di Rainbox Six: Siege. Si chiamava Operation Chimera, a cui faceva seguito un evento cooperativo chiamato “Outbreak”. È precisamente il motivo per cui Extraction esiste. Quell’evento è stato molto apprezzato e giocato (anche dal sottoscritto). Dopo tanti anni eccone un videogioco dedicato.

Grazie alla gentilissima concessione dell’ufficio stampa di Ubisoft, eccoti la mia recensione.

Di alieni ed altri problemi

Rainbow Six: Extraction riprende il discorso di un’invasione aliena lanciato da Outbreak. L’invasione inizia nella gettonatissima New York e in breve tempo l’umanità raduna i migliori soldati sotto la bandiera di REACT (Rainbow Exogenous Analysis and Containment Team). Una squadra che raduna i veterani di Rainbow Six Siege ed altri soldati altamente addestrati per fronteggiare la minaccia degli Archei.

Gli Archei si dividono in specie e sotto-specie, che danno del filo da torcere alla forza di difesa terrestre. Questi alieni schierano creature corazzate, velenose, spara-chiodi, invisibili. Disseminano le ambientazioni di nidi che corrompono tutto quanto con un guano. Questo rallenta i movimenti umani e potenzia ogni azione aliena.

I cavalieri dell’umanità

React schiera una squadra di diciotto operativi che, a gruppi di tre oppure singolarmente, si avventurano nelle mappe di gioco in missioni “toccata e fuga” che si chiamano, propriamente, incursioni.

Ogni agente React ha un proprio ruolo: assaltatore, incursore, supporto. Ognuno ha una propria abilità speciale e dei gadget unici. Altri equipaggiamenti vengono sbloccati tramite fatidici punti esperienza, che arrivano dal completamento di azioni ed incarichi durante le incursioni.

Le incursioni possono avere obbiettivi simili, alla lunga. Ma la posizione degli alieni e dei punti di svolta della missione sono decisi in maniera casuale e procedurale. Questo permette di affrontare missioni sempre diverse ed imprevedibili, nonostante qualcuno possa lamentarsi di mappe di gioco limitate nel numero.

Queste ultime sono molto ben concepite, disegnate. Spingono all’esplorazione e questa viene grandemente premiata. Come anche la cooperazione efficace tra giocatori/operatori.

La parte più interessante di tutte arriva quando uno dei giocatori fallisce la missione e l’operativo viene neutralizzato dagli alieni. Neutralizzato è la parola giusta, perché l’operativo non può morire. Questo viene considerato “disperso in azione” e va ricercato e recuperato tramite una missione dedicata, che viene creata automaticamente. Se non si facesse, questo operativo non sarebbe più disponibile per il resto del gioco.

Inutile dirti quanta tensione, adrenalina e soddisfazione corrono durante una missione, l’esplorazione e gli scontri contro gli Archei.

Cooperazione old-gen, qualità e sensazioni next-gen

Rainbow Six: Extraction non punta ad essere il miglior gioco dell’anno, questo è evidente. Ma in quanto ad essere memorabile e giocato, da gruppi di amici o appassionati affiatati, su questo ho pochi dubbi. I ritmi di gioco, la varietà delle missioni e delle situazioni, il sistema di progressione, lo sblocco di abilità ed equipaggiamenti: tutto concorre a tenere incollato il giocatore.

Era dai tempi di Left 4 Dead che non mi divertivo tanto, anche in solitaria. Non ci sono riusciti Killing Floor, Walking Dead, Homefront: Revolution, World War Z, Remnant: From Ashes, Call of Duty Zombie. Ne sto citando tanti, quelli che ho provato nel corso degli anni, ma nessuno è riuscito a darmi le sensazioni di Rainbow Six: Extraction.

Sarà per i suoi ritmi ben congegnati. Una trama, tutto sommato, dignitosa a far da sfondo narrativo alle nostre azioni. La varietà di operativi, equipaggiamenti e possibilità di completare ogni missione. In poche parole: Rainbow Six Extraction mi sembra un’eccellente esperienza cooperativa, incastonata in un lavoro tecnico eseguito a regola d’arte.

Se aveste uno o due amici a disposizione e tanta voglia di divertirvi contro alieni spietati, che danno filo da torcere, avete trovato il gioco che fa per voi.

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