Lunistice è un videogioco platform in terza persona, con grafica ispirata all’epoca d’oro di PlayStation One e Sega Saturn. È sviluppato da A Grumpy Fox, sotto bandiera Deck 13 Spotlight: l’etichetta per i giochi indie che ha fatto esordire l’eccelso Vesper. Si può giocare via Steam, GOG e Switch.

Arriva su queste pagine grazie alla gentile concessione dei PR, che hanno fornito un codice Steam per curarne la recensione.

Hana the Tanuki

Per chi non lo sapesse: il tanuki è una creatura mitologica, del folklore giapponese. Hana è il nome della dolce tanuki che è anche l’alter-ego del videogiocatore. La simpatica creatura deve farsi largo tra piattaforme vertiginose per uscire indenne dai propri sogni.

Il primo impatto con Lunistice è piacevolmente “amarcord”. Lo stile grafico ripreso dai gloriosi anni ’90, quelli di Sega Saturn e PlayStation One, è sapientemente dosato per non risultare pesante o controproducente.

Il titolo gode di una fluidità estrema, che può essere volutamente inchiodata a 20 fps per rievocare gli standard della Quinta Generazione delle console. L’accompagnamento musicale fa il verso alle belle colonne sonore che potevamo ascoltare tanto a casa quando nelle sale giochi, le mitiche “arcade” ormai dimenticate dai più giovani.

Fra Mario 64 e Pandemonium

Mentre giocavo Lunistice mi sono riaffiorati ricordi di un Aurenar bambino, che giocava estasiato di fronte alle immagini di Mario 64 a casa degli amici. A casa mia, invece giocavo con alterne fortune all’ormai dimenticato – tranne che da me – Pandemonium di Toys for Bob (Spyro The Reignited Triloy e Crash Bandicoot 4) e Crystal Dynamics (Tomb Raider, Legacy of Kain).

È proprio da Pandemonium che lo sviluppatore tedesco A Grumpy Fox, sembra prendere la licenza delle piattaforme molto vertiginose. Da Mario 64, invece, trovo evidente la bellezza dell’esplorazione 3D, la fluidità di gioco e le occasionali fasi di interazione con i mostri.

Tanto semplice quanto divertente

Lunistice fonda la sua ragion d’essere nella semplicità dei comandi di gioco, nell’accessibilità totale (anche un bambino potrebbe giocarci) e nel senso di sfida sempre più arduo che affiora, man mano che si superano i livelli.

Sei ambientazioni, ciascuna con un paio di livelli da superare. Ogni livello non impegna più di 5/10 minuti per essere completato. Densi di piattaforme ma anche di collezionabili che faranno (piacevolmente) ammattire i completisti.

Tirando le somme: è una piccola perla, dal costo irrisorio e dal valore incommensurabile. Rigiocabile quanto basta, con il giusto grado di sfida e decisamente ben fatto in ogni sua parte.

È un gioco fortemente derivativo e amarcord: se questo non ti rovinasse l’esistenza da videogiocatore di un certo spessore, certamente avresti tra le mani una delle più belle sorprese dell’anno.

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