È tutta colpa di Don Mattrick. Questo sfogo, con questo preciso titolo era in programma da tanto tempo, quasi un anno. Ma non ho mai trovato il tempo giusto da dedicargli. Quindi, con il primo mese dell’anno vado ad aggiornare il mio blog con il primo articolo al vetriolo. Non scrivevo qualcosa di opinabile e totalmente scorretto da un po’: qui trovi tutti i miei sproloqui.

Xbox non ha giochi

Il 21 maggio 2013 viene presentata Xbox One. A salire sul palco per mostrare quel che promette salgono due illustri signori: Yusuf Mehdi e Donald Allan Mattrick. Si tratta delle due figure di più alto rilievo, in Microsoft, nel settore videogiochi di quell’anno.

Presentano ogni aspetto importante della Xbox One, che ha l’ardua eredità di continuare a fare del bene e a raccogliere i frutti del sostanziale successo di vendite e pubblico che fu Xbox 360. Ma fanno un piccolissimo errore di valutazione: invece di puntare forte sui videogiochi, parlano incessantemente di TV, di decoder, di possibilità di unire fonti audio e video e controllarle tramite console.

Tutto molto bello ed interessante. Ma i videogiochi? Quelli sembrano quasi scontati per i signori Mehdi e Mattrick. Inoltre vengono calati tre assi, che generano sollevamenti popolari, accensione di torce e levate di forconi:

  1. La console deve stare sempre collegata ad internet, altrimenti non puoi giocare.
  2. I videogiochi non puoi rivenderli, sono legati al tuo account e alla tua console.
  3. Il Kinect è obbligatorio e incide di 100€ sulla spesa iniziale, che ti piaccia oppure no.

Ricapitoliamo: disastrose presentazioni del 21 maggio 2013 ed E3 dello stesso anno; dichiarazioni di Don Mattrick, che invitano a comprarsi una Xbox 360 se la preoccupazione fosse la retrocompatibilità; Sony che improvvisa con le slides fatte la sera prima per rincuorare tutti che lei non farà come Microsoft, ma tutto l’opposto. Inoltre su PlayStation ci sono i giochi, anche quelli che non esistono, e che giochi: Deep Down di Capcom, ragazzi. Che bomba, non vedo l’ora che esca!

Microsoft non ha nulla da fare giocare. Nessuna esclusiva di rilievo. Niente di niente. Guerra delle console finisce ancora prima di cominciare.

È tutta colpa di Don Mattrick.

Xbox non ha esclusive

Il 22 novembre 2013, Xbox One arriva nelle case degli appassionati che hanno comunque deciso di adottarla, continuando la tradizione che seguiva l’originale e la Xbox 360. Conosco ben poche persone che da PlayStation 3 sono andate su Xbox One, a causa dei motivi espressi nel precedente paragrafo.

Ho conosciuto persone che, nonostante tutto, avessero provato ad adottare Xbox One. Ma la tegola del sostanziale “always on”, soprattutto per la prima accensione e configurazione, unita ai passaggi obbligatori con il Kinect, spegnevano ogni aspettativa di accessibilità e gioco rapido.

Senza considerare che, per giocare online, occorre pagare per il (pur ottimo!) servizio Xbox Live. L’ennesimo “muro” che in tanti faticavano ad accettare mentre dalla concorrenza si accendeva la console e dopo pochi minuti si giocava, anche online senza costi aggiuntivi.

Xbox One arriva nei negozi con il solito stuolo di titoli di terze parti di Electronic Arts, Ubisoft, Activision, ma non si fa trovare a secco con i contenuti di studi interni come la narrazione ci aveva raccontato a maggio-giugno. Le esclusive first-party disponibili al lancio di Xbox One includevano i seguenti titoli:

E la PlayStation 4 come rispondeva? Con:

Stranissima quella narrativa che afferma “Xbox non ha esclusive”, mai. Né pre-lancio né dopo. Forse dopo si sono dimostrare inferiori nel numero? Ma quella è un’altra storia, del tutto diversa dalla “Xbox non ha esclusive”.

Sappiamo tutti di chi è la colpa: è tutta colpa di Don Mattrick.

Xbox non ha esclusive vincenti

Passano gli anni, si susseguono le esclusive sia da un lato che dall’altro. Esclusive tanto ventilate e osannate dalle “fazioni”, che tutti si dimenticano un dato di fatto freddamente statistico: la massa dei videogiocatori sta su FIFA, Call of Duty e GTA. Le esclusive sono semplici e fugaci apostrofi tra centinaia di migliaia di ore spese in quei tre.

Dal 2017 circa, in poi, ai tre già citati, si aggiungono i famigerati free-to-play, che richiedono solo una connessione permanente ai server di gioco e il possesso di una console con un’account.

Fortnite, Warzone, Rocket League, Apex Legends, Genshin Impact e tantissimi altri, si aggiungono ai titoli irrinunciabili e stra-giocati.

E le esclusive??? Quelle vengono giocare da circa un 10% del totale dei possessori delle console, ma la maggior parte le recupera di seconda mano. Un successone, insomma.

In questa “guerra tra poveri” cosa si può fare per rendere più interessante la necessaria dicotomia? L’innegabile tenzone? L’inevitabile duello? L’ineluttabile sconfitta annunciata?

Guardare ai trofei. Come due piazze calcistiche guardano i loro beniamini ed il palmares, così i tifosi di Sony (soprattutto) e quelli Microsoft (ci sono pure quelli) si prendono a colpi di “Goty”, “Metacritic” ed altre possibili onorificenze.

La macchia più grande della storia di Xbox si chiama Scalebound. Quello è diventato il peccato originale, l’imperdonabile colpa, l’insostenibile condanna ad un’eternità di pianto e stridore di denti. Un progetto cancellato come tantissimi ne vengono cancellati ogni anno. Ma essendo un’esclusiva in lavorazione presso Microsoft…be’, inutile continuare a girare il coltello nella piaga.

L’importante è che alla fine, ci sia un capro espiatorio ed un colpevole per tutto questo. La costante presenza di produzioni Sony tra le nominations dei Goty e la sostanziale assenza di quelle Microsoft denota solo una cosa, dopo più di dieci anni:

È tutta colpa di Don Mattrick.

Xbox non sa vendere

Una delle cose che mi colpisce sempre, a distanza di oltre un decennio, è quella di leggere nei vari social di esperti di marketing, vendite e analisti di mercato, scendere tra la gente comune e concedere dichiarazioni importanti.

Microsoft non sa vendere; Microsoft non sa fare pubblicità; Microsoft non sa fare marketing; Microsoft non ci sa proprio fare; Microsoft dovrebbe fare di più; Microsoft non fa abbastanza; Microsoft è sempre sotto tono; Microsoft non riesce a realizzare un videogioco come fa Sony; i giochi di Microsoft sono oggettivamente meno belli e meno premiati di quelli Sony; compro PlayStation perché ha più giochi; compro PlayStation perché ha più esclusive.

Queste sono solo alcune, delle più ricorrenti frasi che nel corso degli anni mi è capitato (e mi capita ancora oggi) di leggere. Per mano di persone che, nella vita: non sono esperti di marketing, non sono sviluppatori di videogiochi, non sono produttori di videogiochi; in compenso giocano uno (o più) tra Call of Duty, FIFA, Fortnite, Rocket League, Apex Legends, Genshin Impact, GTA ed altri titoli di terze parti. La difesa irrompe con il solito “compro la console che mi offre più scelta”. Inappuntabile.

E di chi è la colpa, di aver macchiato indelebilmente il marchio Xbox (più di DIECI ANNI FA) e ora ne piangiamo tutti le conseguenze? Ti risparmio la fatica del cercare la risposta.

È tutta colpa di Don Mattrick.

Xbox non sa acquistare

A seguito delle roboanti acquisizioni Bethesda/Zenimax nel 2021 e di Activition/Blizzard/King nel 2023, sono emersi milioni di commentatori ed esperti in antitrust, economia, finanza, commercio, marketing, ricerca, sviluppo e social media.

Irresistibilmente, tutte queste persone hanno tenuto a dire la propria a riguardo. Soprattutto riguardo all’ultima acquisizione, che è costata letteralmente dieci volte di più della prima, ha tenuto banco per mesi e mesi.

Il motivo è presto spiegato: con 70 miliardi di spesa, Microsoft ha acquisito il pieno possesso di un publisher ultra-trentenne che ha sotto la propria bandiera un giochino molto poco giocato ed apprezzato dalle masse PlayStation: Call of Duty.

Anche qui, mi son sorbito la crema della crema degli esperti con titolo di studio conseguito all’università della strada e laurea honoris causa perché hanno tutte le console esistenti al mondo, e quindi loro si, possono parlare a buon diritto.

Microsoft corrompe e usa tangenti per ottenere i suoi scopi; Microsoft minaccia il monopolio del videogioco; Microsoft potrebbe spendere tutti questi miliardi in pubblicità e in piccole acquisizioni, come fa Sony; Microsoft può comprare tutto quello che vuole, tanto non realizzerà mai videogiochi belli e vincenti come quelli che produce Sony; Microsoft dovrebbe pensare prima a chiudere i propri studi fallimentari, come 343 Industries e The Coalition che hanno rovinato la serie Halo e Gears.

Potrei scriverne di ogni tipo e colore. Ti risparmio il tedio è preciso anche che:

  1. Sony viene multata per abuso di posizione dominante
  2. Sony chiude studi come Japan Studio perché considerati improduttivi
  3. Sony acquista studi di sviluppo che poi non riesce a far produrre
  4. Quasi tutti ignorano cosa siano e quanta quota abbiano Tencent ed Embracer al confronto con Microsoft.

Ma, al di là dei punti precedenti, tutti gli strali sembrano denotare una valle di lacrime in Microsoft. Invece, sarebbe giusto notare che se in sponda Xbox/Microsoft si piange, sono abbastanza sicuro che sul fronte PlayStation/Sony non si ride. A meno che non si desideri ignorare la realtà dei fatti. C’è solo una cosa che non ignoreremo mai più:

È tutta colpa di Don Mattrick.

Xbox ha bisogno di te

La Microsoft ha il miglior hardware ma nessuna killer application.

Tutto questo sproloquio serve a due scopi. Il primo scopo è quello di rinfrescare la memoria o a fare un po’ di luce su quei Campi Elisi che sembrano le pianure Sony PlayStation, quando si sta a leggere qualche esaltato o fanatico che si spaccia per cultore dei videogiochi.

Insieme ciò, mi sembrava opportuno ricordare – tra le righe – che sono passati più di dieci anni, di acqua sotto ai ponti ne è passata. Eppure quando si parla di Xbox “il Nord non dimentica” e siete tutti di Casa Stark. Quando si parla di PlayStation, la memoria diventa cortissima.

L’altro scopo mi sembra molto più serio e importante. Perché penso che ci siano centinaia di migliaia di persone, fuori da questo blog, che hanno passione ed energie da vendere. Ma le sprecano sui social a scrivere fiumi di parole che sono anche molto sagge e veritiere.

Secondo il mio modesto modo di pensare: tutti questi dottori di strategie commerciali, scrittori professionisti, cultori, divulgatori, sommeliers, dovrebbero fare un’azione molto importante ed impattante.

Dovrebbero iniziare a fare la storia di Xbox. Se mi leggete: dovete davvero farlo, perché Xbox ha bisogno di voi. Aggiornate il curriculum vitae e correte a candidarvi. La vostra esperienza, il possesso di tutte le console, i titoli di studio veritieri oppure no, le migliaia di ore di gioco passate su titoli di ogni decade e provenienza: tutto vale a quest’ultimo, importantissimo, fine.

Andate e lavorate per Microsoft. Fatemi vedere quanto bravi siete a fare videogiochi, a vendere console, a comprare studi di sviluppo e dirigere intere divisioni produttive. Sarò qui ad aspettarvi, non vedo l’ora di immortalare i vostri fantastici sforzi creativi e produttivi su queste pagine.

Invece di parlare di cose che non conoscete: limitatevi a giocare e divertirvi, è solo un consiglio. Oppure potete semplicemente andarvene affanculo. E liberare il mondo dei videogiochi dalla vostra inutile tossicità e dai vostri inutili interventi.

Sarete dei martiri, perché alla fine di tutti i discorsi sarà…

…tutta colpa di Don Mattrick.

Una risposta a “Tutta colpa di Don Mattrick”

  1. […] In questa retrospettiva non racconterò di Xbox One. Perché oltre al Kinect, che non aveva un perché di esistere, e alla grafica di Ryse: Son of Rome, non saprei di cosa scrivere. […]

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