Starship Troopers: Ultimate Bug War è uno sparatutto in prima persona, realizzato da Auroch Digital e pubblicato da Dotemu il 16 marzo 2026 per PC (Steam), PlayStation 5, Xbox Series e Switch 2. E’ ambientato nell’universo letterario di Robert Heinlein, che è diventato “di culto” al cinema, con l’omonimo film di Paul Verhoeven del 1997.

Realizzo questo contenuto grazie alla gentile concessione di Dotemu via Cosmocover PR.

La Federazione non dorme mai

C’è qualcosa di magnetico nel modo in cui Starship Troopers: Ultimate Bug War ti accoglie: con l’eco di una propaganda che sembra uscita da un vecchio schermo CRT degli anni ’90.

Questa è pronta a ricordarti che la guerra è dovere ma anche intrattenimento. Il gioco abbraccia, amplifica, trasforma l’universo della Fanteria dello Spazio in un addestramento interattivo dove ogni missione è un episodio di un serial tv militare, che non conosce mezze misure.

La campagna segue Sammy, un soldato qualunque, uno dei tanti che la Federazione getta nel cuore del conflitto come se fosse un granello di sabbia in un ingranaggio gigantesco.

Le missioni non sono raccontate con enfasi cinematografica, ma con la freddezza burocratica dei briefing militari, che proprio per questo risultano ancora più immersivi.

Ogni pianeta visitato sembra sospeso tra la rovina e la resistenza, tra colonie sventrate e avamposti che resistono per puro orgoglio. L’atmosfera è quella tipica del franchise: un mondo che crede ciecamente alla propria retorica, e che proprio per questo diventa satira vivente, involontaria e irresistibile.

Il ritmo del fuoco

Il gameplay è un ritorno a un’epoca in cui gli sparatutto non chiedevano permesso: si muovevano veloci, colpivano forte e non lasciavano spazio alla riflessione.

Starship Troopers: Ultimate Bug War riprende quella filosofia e la incastra nel caos degli scontri contro gli aracnidi. Le armi della Fanteria dello Spazio scandiscono il ritmo dell’azione, mentre le mappe si aprono in scenari che sembrano respirare, mutare, inghiottire il giocatore in ondate sempre più fitte.

La difficoltà è un linguaggio d’altri tempi: ti insegna a leggere il campo, a capire quando avanzare e quando arretrare, a non fidarti mai del silenzio.

Il fuoco amico attivo aggiunge un ulteriore strato di tensione, ricordandoti che la guerra della Federazione non è mai pulita, mai semplice, mai priva di conseguenze.

L’estetica della brutalità

Starship Troopers: Ultimate Bug War, visivamente parlando, sceglie una via precisa: un’estetica ruvida, quasi abrasiva, che richiama gli sparatutto degli anni ’90 senza scadere nella nostalgia sterile.

Le superfici metalliche degli avamposti, la polvere sollevata dagli insetti, le esplosioni che illuminano per un istante il caos: tutto contribuisce a un immaginario che vuole essere credibile nel suo eccesso.

Il sonoro segue la stessa logica: comunicazioni radio che tagliano l’aria come ordini urlati sopra il frastuono, musiche tese che accompagnano l’avanzata, e soprattutto il ronzio incessante degli insetti, un rumore che diventa quasi un mantra di guerra.

La gloria è un’illusione, ma che spettacolo

Starship Troopers: Ultimate Bug War non è un gioco che cerca di sorprendere con sofisticati intrighi narrativi o sistemi complessi.

È un titolo che sa esattamente cosa vuole essere: un omaggio “muscolare”, diretto e senza compromessi a un immaginario che vive di eccessi, di propaganda, di ironia più o meno volontaria.

È un’esperienza che funziona perché non finge di essere altro: uno sparatutto nudo e crudo che ti chiede solo una cosa, la stessa che la Federazione ripete da decenni: fare la tua parte. E farla con stile.

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