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Half-Life 2


Ci sarebbero tantissime cose da dire su Half-Life 2, cioè semplicemente il migliore sparatutto mai creato a memoria di videogiocatore, ma in sei anni dalla sua data d’uscita sono state milioni le parole spese per celebrare, osannare, criticare, condannare questo videogioco. Un videogioco che “lo si ama o lo si odia”, non ci sono mezze misure, o forse ci sono ma sono davvero rarissime. Quattro anni dopo la sua uscita torniamo a scrivere di quella che può avvicinarsi spaventosamente alla definizione di “opera d’arte”. In un imprecisato futuro, Gordon Freeman, eroe suo malgrado dei laboratori Black Mesa, fa il suo ingresso a City 17 senza sapere il motivo preciso. Fin da subito è accolto dal suono della voce dei suo vecchio amministratore, che arringa i già provati cittadini da centinaia di maxi-schermi e megafoni disseminati in tutta la città. Lentamente, ma non troppo, il nostro cammino diventerà una inesorabile corsa contro il tempo e contro i “Combine” capeggiati dall’ormai sindaco di City 17.

Anche se stiamo parlando di un sequel, i fattori principali del gioco originale ci sono tutti. Half Life a suo tempo fu il primo gioco in assoluto a spiegare la trama senza nessun filmato in computer-grafica e senza scene d’intermezzo. Ora come allora la narrazione è affidata ad eventi che prendono forma direttamente sotto lo sguardo più o meno attento e vigile del giocatore-protagonista. Dell’eroe si sa il nome e l’aspetto, visibile solo dalla confezione del gioco, ma per il resto ben poco si sa della sua personalità e se non da quello che trapela dalle battute dei suoi interlocutori. Già, perchè se c’è una cosa che abbiamo imparato è che Gordon Freeman lascia parlare le armi che impugna o coloro che incontra lungo il suo tortuoso cammino, mai sentiremo la sua voce o un suo commento lungo tutto il gioco. Silenzioso e letale, questo è il riassunto perfetto del protagonista di Half Life. Andando in controtendenza rispetto alle classiche recensioni, diremo subito quello che non convince personalmente, per poi lasciar spazio ad un’analisi dettagliata di quello che, lo ricordiamo, è una vera pietra miliare nella storia del videogioco.

Piccole imperfezioni tra poligoni che creano un imbarazzante “incastro” tra alcuni modelli di gioco e le pareti (effetto clipping), cioè noteremo di tanto in tanto armi, oggetti, cadaveri, inspiegabilmente dentro le pareti, totalmente o in parte oppure sospesi a mezz’aria quando normalmente dovrebbero rovesciarsi su un lato e precipitare per il peso sbilanciato dalla parte del vuoto. Errori molto rari in tutto il gioco, ma anche un po’ imbarazzanti in mezzo a tanta arte, tuttavia è un difetto comune praticamente al 90% di tutti i giochi venduti. Eccessiva linearità delle mappe di gioco, quasi un autentico binario da seguire dalla partenza al traguardo finale senza nessuna biforcazione che dia l’illusione di fare una scelta determinante. Scarsa longevità e rigiocabilità di un titolone che si finisce dopo 15 ore circa. Come ben sappiamo, in questo settore più che in altri la perfezione non esiste e anche Half Life 2 non è esente da difetti, questi però riescono a passare completamente in secondo piano data la magnificenza di cui potremo godere dall’inizio alla fine. E se proprio dobbiamo trovare il pelo nell’uovo, il difetto (e non di programmazione) maggiormente imputato a questo capolavoro è la necessità di avere un collegamento internet per poter attivare, convalidare e infine giocare la propria copia del gioco. Anche in questo caso, HL2 è stato il primo di una bella lista di videogiochi a richiedere l’autenticazione online prima di poter essere giocato, ciò è stato concepito per arginare quanto più possibile il problema della pirateria, autentica piaga del videogioco.

Graficamente parlando, considerato il periodo in cui si pone la data d’uscita (2004) HL2 è semplicemente il videogioco con la migliore grafica del suo tempo. Giocato anche quattro anni dopo non si può non riconoscere che nonostante l’età continua ad essere semplicemente perfetto nella sua forma. Luci ed ombre sono perfettamente miscelate tra loro, sistemi di illuminazione differenti sfidano le ombre in totale armonia, che sia il bagliore di una torcia o una debole fiammella, tutto è stato creato a regola d’arte per offrire al giocatore/spettatore un affresco indimenticabile da rievocare anche in futuro.

I modelli poligonali, il volto dei protagonisti e delle comparse, i movimenti e le animazioni facciali sono semplicemente il frutto di menti geniali che hanno regalato a chi gioca/guarda un esempio di cura del dettaglio e volontà di colpire emotivamente. I personaggi sorridono, soffrono, si affliggono, sospirano, strizzano gli occhi, sbadigliano, sono tutti atteggiamenti umani e scontati ma che per la prima volta nella storia prendono vita in un opera videoludica. Il design dei personaggi è ispirato e rievoca ambientazioni post-belliche e futuristiche. I poveri cittadini sembrano autentici galeotti, tutti vestiti con la stessa divisa, a voler segnalare lo stato di prigionieri nella propria città. Poliziotti, soldati e squadre speciali delle forze dell’ordine sono ben resi e distinti tra loro per non correre il rischio di somigliarsi troppo.

Oltre a questi avremo a che fare con creature provenienti da un altro sistema. Tra queste vi sono i cosiddetti “succhia-teste”, una sottospecie di ragni che spiccano pericolosi balzi verso la testa delle povere vittime per poi bachettare con il cervello di queste. Ma non finisce qui, perchè dopo aver privato i malcapitati della propria materia cerebrale, queste graziose creature fanno uso del corpo fungendo da cervello. Proprio così: le vittime avranno al posto della testa queste creature, e si alzeranno sulle proprie gambe e vi daranno la caccia come futuristici zombies. Anche tra i succhia-teste ci sono delle differenze: i primi saranno facili da abbattere e provocheranno pochi danni, altri saranno altamente velenosi e basterà toccarli per vedersi azzerare l’energia, altri ancora sono particolarmente ostici da abbattere e causano dolorosi danni da impatto.

Concludiamo questa rapida carrellata di nemici (ce ne sono altri ma non ci soffermeremo oltre su questi) trattando delle famigerate “formiche-leone”, giganteschi insetti alieni che ricordano tanto quelli visti al cinema nel film “Starship Troopers”, estremamente sensibili alle vibrazioni del terreno (basterà compiere un passo falso sulla sabbia per ritrovarsi circondati da uno sciame di queste) andando avanti nel gioco potremo godere dei loro servigi abbattendo la loro regina e usando noi stessi le ghiandole odorose che questa utilizzava per guidare il proprio esercito. Ed è proprio l’utilizzo di questa “arma” a rendere HL2 ancora più unico, perchè impugnando uno di questi “feropodi” potremo farci seguire dalle formiche-leone e mandarle all’attacco al posto nostro, con buona pace della nostra salute e le nostre munizioni. L’intelligenza artificiale di queste creature è l’ennesima dimostrazione di quanto sia stato curato questo titolo. Tra gli alleati troviamo “i ribelli”, un gruppo di cittadini che, ispirandosi alle nostre gesta, impugneranno le armi dei nemici da noi abbattuti e ci daranno una mano contro le guarnigioni più numerose. Anche qui assisteremo a quanto di meglio, a quei tempi, si potesse fare con l’intelligenza artificiale: i nostri commilitoni useranno le granate, cercheranno copertura, sfrutteranno al meglio le armi in loro possesso, ci guideranno con la loro voce e alcuni di essi, improvvisati medici, quando ci saranno vicini e noteranno il nostro stato di salute ci forniranno preziosi kit medici, altri ci doneranno le proprie munizioni.

Un’attenzione tutta particolare meritano Barney e Alyx. Il primo è una nostra vecchia conoscenza di Black Mesa, prestava servizio in quei maledetti laboratori ai tempi del primo Half Life e ha dato dimostrazione di essere anche lui un “duro a morire”, proprio come Gordon (possiamo rivivere le sue gesta giocando Half Life: Blue Shift, l’espanzione a lui dedicata, ndr). E’ la tipica persona su cui possiamo sempre contare, anche quando la situazione sembra precipitare, le sue parole sono di conforto e con il suo sarcasmo riesce a sdrammatizzare anche le situazioni più critiche. La sua faccia da schiaffi poi, ci farà dimenticare per qualche secondo le amenità che abbiamo affrontato.

Alyx è semplicemente la personalità più rivoluzionaria nel mondo dei videogiochi, eletta di recente miglior personaggio non protagonista secondo i videogiocatori italiani, ci accompagnerà ben una buona parte della nostra avventura e darà sfoggio dei comportamenti più verosimili e coinvolgenti di sempre. Per lei sfideremo pericolo che non mi soffermerò a scrivere. Le armi a disposizione di Gordon sono le seguenti: un piede di porco (arma non convenzionale entrata nella leggenda proprio perchè ai tempi di Half Life,ndr), una pistola semi-automatica, un revolver, una mitragliatrice, un fucile semi-automatico al plasma. un fucile a pompa, una balestra di precisione, gratane esplosive e lanciarazzi.

Dulcis in fundo prenderemo possesso dell’arma più originale mai creata a memoria di videogiocatore: la Gravity-Gun o,italianamente parlando, Pistola Gravitazionale. E’ un’arma concepita per spostare cose e oggetti altrimenti impossibili da spostare a forza di braccia, può attrarre a sé alcuni tra gli oggetti più leggeri in barba alle leggi gravitazionali e può lanciarli lontano con un’accelerazione vertiginosa.

Immaginate di essere senza munizioni e uno zombie vi sta inesorabilmente raggiungendo per massacrarvi, ora immaginate di riporre l’arma da fuoco e di impugnare la Gravity-gun, con questa attirate a voi un grosso barile di ferro (o un barile di esplosivo) e infine dopo aver preso la mira lo fate schizzare sulla testa del “povero” zombie di turno. Solo la vostra fantasia potrà limitare le decine di risoluzioni che gli oggetti disseminati nei livelli e la Gravity-Gun vi offriranno.


Da qui si aggiungono naturalmente altri due fondamentali colpi di genio di questa “summa videoludica”: la fisica che muove l’universo di HL2 e l’interazione con lo scenario di gioco. La prima si affida ai calcoli dell’avveniristico (ancora oggi e secondo una personalissima impressione, ndr) motore fisico Havok, lo stesso che abbiamo avuto modo di vedere e provare in Max Payne 2 e Oblivion. Lanciate una granata o un razzo in mezzo ad una stanza e gli oggetti di legno si sbricioleranno, i vetri andranno in frantumi e gli oggetti metallini schizzeranno più o meno pesantemente lontano dal punto di esplosione. Con la Gravity-Gun potremo prendere quasi tutto e spostare anche pesanti automezzi che ci intralciano la strada. I livelli sono stati concepiti in modo che al giocatore venga data la possibilità di eliminare gli avversari con il cervello piuttosto che con i muscoli.

Basti pensare che con più attenzione i nemici si apposteranno imprudentemente nei pressi di barili esplosivi oppure sotto impalcature pericolanti che aspettano solo di essere demolite. Tutto questo e altro ancora è HL2. Il sonoro si attesta su livelli sopra la media, niente di miracoloso o stupefacente, certo, ma niente che possa far dire che lasci a desiderare. Una cosa che non ci ha convinto pienamente è il doppiaggio italiano, a tratti davvero poco ispirato e poco coinvolgente. Se si escludono le voci di Alyx e del Dott. Vance, e si salvano le comunicazioni via radio dei nostri nemici, tutto il resto scade nella mediocrità, ma questo non è un peccato imputabile ai programmatori. HL2 è il parto di molte menti che, lavorando in sinergia, hanno prodotto qualcosa di incredibilmente appagante e coinvolgente, reinventando quasi e a tratti espandendo in maniera impressionante quel genere che è lo sparatutto in prima persona, al quale HL2 appartiene.

Nel confronto con diretti avversari (Doom 3 e Call of Duty) HL2 esce sempre vittorioso, merito di un fascino e di un’originalità che non possono non essere premiati dall’attenzione e dalla meraviglia di chi guarda e di chi gioca. Half Life 2 è uno sparatutto in prima persona, sullo schermo vedremo solo le mani del protagonista e l’arma che impugna, il punto di vista è quello del protagonista e non ne avremo altri. E’ un titolo tanto curato graficamente, tanto curato nei livelli e nei personaggi che li animeranno, curato ai limiti del dettaglio in certi frangenti, davvero ben fatto in termini di trama e di ritmo di gioco.

Annoiarsi è impossibile e forse finirà troppo presto, per questo non è errato parlare di un’esperienza tanto breve quanto intensa. Ma proprio per questa intensità e per le emozioni che riesce a trasmettere, per i paesaggi evocativi e la giocabilità rivoluzionaria, Half Life 2 è semplicemente considerato il migliore sparatutto di sempre, chiave di volta del suo genere, a lui si deve la qualità sempre crescente degli FPS degli ultimi anni. Da giocare assolutamente e da completare almeno una volta nella vita di un videogiocatore.

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