Red Orchestra 2: Heroes of Stalingrad

Lo sparatutto che non ti aspetti

Tripware Interactive non è uno studio di sviluppo blasonato come Crytek o come Infinity Ward, giusto per citare due tra i più rinomati, ma si è ritagliato un discreto seguito di appassionati grazie ai loro sforzi con l’Unreal Engine di Epic Games, motore grafico estremamente versatile e soddisfacente. Dopo averci deliziato con Killing Floor e Red Orchestra: Ostfront 41-45, ecco che questo pugno di appassionati torna a far parlare di sé con Red Orchestra 2: Heroes of Stalingrad, sparatutto in prima persona – Fps, come tutti quelli citati prima – che è ambientato nella seconda Guerra Mondiale e ad esclusivo appannaggio dell’utenza Pc Windows.

Unreal Engine, questo arci-conosciuto

 

Unreal Engine è, a buon diritto, il più usato (ed abusato) engine grafico di questa generazione. Stiamo parlando del motore di gioco di Epic Games, portato all’estrema saturazione in Gears of War 3 ma sfruttato in decine d’altri giochi. A dispetto dell’annoso problema dell’effetto pop-up delle texture (in pratica tardano ad essere caricate velocemente e offrono un piccolo effetto “apparizione” non proprio godibile) stiamo parlando di un engine che ci ha regalato, tra i tanti, Mass Effect, Bulletstorm, Gears of War e tanti tanti altri. In Red Orchestra 2 il risultato finale risulta estremamente valido: non stiamo parlando del miglior aspetto visivo di sempre ma è tutto al posto giusto e nella maniera più giusta.

 La battaglia di Stalingrado in tutta la sua essenza

 

Le grandi mappe che possono arrivare ad ospitare fino a 64 giocatori sono ben costruite ed offrono numerosi ripari dalle insidie della guerra. Questo perché in Red Orchestra 2 non esistono medikit, non esiste l’auto-healing selvaggio e bastano un paio di colpi per passare a miglior vita. Troppo difficile? Beh questa è la guerra, quella vera e se la cosa non sembra gradita ai più, certamente vi sono moltissimi appassionati che, stanchi delle situazioni paradossali, grottesche e inverosimili offerte dai vari Fps “d’eccellenza” vogliono immergersi in un videogioco dall’alto tasso adrenalinico in cui la vita del nostro alter-ego è sempre appesa ad un filo e oltre ad una buona dose di prudenza bisognerà affidarsi ad un buon gioco di squadra, perizia tattica e bisogna fidarsi dei nostri compagni d’armi.

L’ambientazione, come suggerisce il sottotitolo, è una sola, quella di matrice russa e per la precisione viene replicata fedelmente la battaglia di Stalingrado. La città che prese il nome del dittatore russo Joseph Stalin, infatti, ebbe un’importanza capitale nell’esito della guerra sul fronte orientale. Se fosse caduta in mano alle truppe tedesche avrebbe costituito una terribile testa di ponte che invece di fiaccare le forze naziste le avrebbe certamente agevolate nella conquista della Russia. La storia ci insegna che al prezzo di centinaia di migliaia di morti, i russi difesero strenuamente la metropoli e i nazisti furono costretti a rivalutare le loro strategie: non riuscirono mai a conquistare la Russia.

I giocatori sono chiamati a far rivivere la sanguinosa battaglia sui loro monitor, la città di Stalingrado è opportunamente divisa in mappe/zone in cui ci si combatte per difendere delle strutture, conquistarle, sbaragliare nemici: gli obbiettivi sono vari e dinamici durante i combattimenti e contribuiscono a rendere varie le sessioni di combattimento che rischierebbero di risultare stancanti.

Discreto comparto solitario, buona gestione degli effetti sonori

 

Red Orchestra 2 può essere goduto anche in solitaria anche se non è la vera essenza di questo gioco, palesemente votato al multiplayer. Le campagne per il giocatore singolo sono quella tedesca e quella russa e chi gioca è chiamato a partecipare a battaglie del tutto simili a quelle in Rete, di fatto nelle stesse mappe, con la differenza che commilitoni e nemici sono gestiti da un’intelligenza artificiale sufficientemente coerente e tra una missione e l’altra vi sono dei filmati storici che ci illustrano le vere fasi della battaglia di Stalingrado.

Dopo poco veniamo messi al comando di un plotone di uomini e il gioco comincia fare il verso ad un certo “Brother in Arms”, dove bisogna prendere il comando di squadre di soldati e indirizzarli saggiamente, coordinarli, per avere la meglio sui nemici. Quello che ci ha colpito più dell’aspetto grafico – di tutto rispetto ma non avveniristico – è stato l’aspetto sonoro. Le musiche orchestrali sono affidate al famoso compositore che si cela dietro Mass Effect (Sam Hulick) e differiscono per fazione: quando giochiamo con i russi ascoltiamo certe musiche, sul fronte tedesco ne ascoltiamo altre. Buonissimo ci risulta il lavoro di effetti sonori dedicati ad armi, granate, proiettili che sibilano, doppiaggio e tutto il corollario, che aiuta non poco nel coinvolgimento dell’azione.

Interfaccia rivoluzionaria, buon motore fisico

 

Altro punto di forza di Red Orchestra 2 è il rivoluzionario Head Up Display (HUD in gergo), ovvero l’interfaccia di monitoraggio della salute del nostro soldato, della quantità di munizioni portate e la mini-mappa a margine dello schermo. La barra della salute, oltre ad essere poco utile visto l’estremo realismo del gioco, serve soltanto ad avvertirci nel caso in cui siamo gravemente feriti o in fase di dissanguamento causato da una ferita mortale. Talvolta possiamo provare a fermare l’emorragia con dei bendaggi, altre volte andiamo tristemente verso il nostro destino.

Non esiste un indicatore di munizioni: l’unico modo di sapere quanti colpi abbiamo in canna è quello di trovare un riparo sicuro, estrarre il caricatore e dare un’occhiata al suo interno. Questa è una scelta estremamente realistica e noi la troviamo altrettanto buona, perché aiuta parecchio a sentirsi veramente negli anni ’40, ai tempi dei nostri nonni, dove non c’era niente e nessuno a dire quanti colpi ci fossero nel caricatore. Grandi sforzi sono stati profusi nel ricreare la fisica balistica di tutte le armi presenti nel gioco: il comportamento dei proiettili nei confronti delle varie superfici cambia da caso a caso. Ripararsi dietro una scatola di cartone o un’asse di legno non offre la stessa copertura di un calcestruzzo. Le prime, con il fucile giusto, vengono letteralmente trapassate dai proiettili di medio calibro e chi vi sta dietro viene colpito impietosamente.

Parlando di coperture non si può tralasciare il fatto che tramite la pressione di un tasto il nostro soldato può prendere copertura (analogamente a quanto visto in Killzone 2, per esempio) e può sparare alla cieca oppure sporgersi per prendere meglio la mira. Certe armi richiedono espressamente di appoggiarsi alle suddette coperture per essere utilizzate, esattamente come accadrebbe nella realtà.

Astenersi giocatori della domenica

 

Oltre ad una elevata dose di realismo che ha del prodigioso, una balistica di prim’ordine e un buon motore grafico, Red Orchestra 2 offre un’interfaccia atipica e coerente, modalità competitiva online e in solitaria e una dose di adrenalina non indifferente che restituisce le giuste sensazioni che si sarebbero provate negli anni ’40 nella gelida Stalingrado. Nel complesso, il gioco, è veramente ben fatto, visivamente rispettabile e con un comparto sonoro di tutto rispetto.

Al di là dell’effetto pop-up delle texture e di un effetto “pellicola” che qualcuno potrebbe mal digerire, stiamo parlando di un bel simulatore di guerra da consigliare unicamente ai veterani del genere e a tutti gli appassionati di Fps che cercano una vera sfida densa di insidie e appassionante. Per l’alto tasso di realismo, una curva di apprendimento ripida e la spiccata vocazione alla modalità online, lo consigliamo solo ad una nicchia di veri intenditori. Tutti gli altri dovrebbero ponderare bene l’acquisto se non addirittura rivolgersi ad un’offerta meno seriosa.

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