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Of Orcs and Men

Dalla parte dei Pelleverde

In tanti conoscono gli studi di sviluppo Cyanide e Spiders, ma non tutti. Stiamo parlando di un pugno di appassionati francesi con base a Parigi, che si dilettano nello sviluppo di videogiochi spiccatamente “occidentali” sia nel genere che nello stile.

Non hanno sbarcato il lunario né conquistato milioni di videogiocatori come Cd Projekt RED o Piranha Bytes, ma è senz’altro una software house di tutto rispetto che ha confezionato, tra i tanti, Runaway 2 e Blood Bowl, e solo ultimamente si è data a giochi di ruolo occidentali più impegnativi. Come Game of Thrones a maggio del 2012.

La loro ultima fatica: Of Orcs and Men è un videogioco di ruolo d’azione, in terza persona, pubblicato l’11 ottobre 2012 grazie anche agli sforzi degli studi Spiders che hanno curato sviluppo e realizzazione del concept e della produzione avviata da Cyanide.

Due eroi che eroi non sono

Of Orcs and Men narra delle gesta di Arkhail, insuperabile guerriero appartenente ad un clan di orchi chiamato Bloodjaws (traducibile, più o meno, come “Fauci di Sangue”) e di Styx, un goblin come pochi rimasti al mondo. Un “sopravvissuto” come lui stesso ama definirsi, ben diverso da centinaia d’altri goblin che si possano incontrare nel mondo di gioco costruito per noi da Cyanide.

L’orco è disumanamente alto, muscoloso e impareggiabile in battaglia. Il goblin, invece, fa leva su alte doti acrobatiche, destrezza e furbizia per sopravvivere. I due pelleverde, dovranno unire le forze – loro malgrado – per attuare una missione mai provata prima.

Occorre riuscire ad assassinare l’Imperatore degli Uomini, perché l’Impero ha messo a ferro e fuoco il continente e minaccia di estinguere tanto gli orchi quanto i goblin, e la cosa non è tollerabile. Va da sé che il plot narrativo ordito per noi è certamente singolare, praticamente mai udito prima.

Chi vi scrive, forse per la prima volta, ha visto gli orchi dalla parte dei non belligeranti, dei perdenti, dei conquistati e degli schiavizzati che rischiano l’estinzione. Gli umani, invece, sono dipinti come i cattivi, la forza del Male che minaccia di sovvertire il naturale ordine delle cose.

Gli orchi sono guerrieri formidabili ma a scatenare la guerra sono stati gli umani, per colpa della loro sete di conquista e di potere. Se c’è una cosa, dunque, che risulta massimamente originale, questa è la trama scritta dagli sceneggiatori.

L’ambientazione è quella medieval-fantasy che tanto in voga va in ogni videogioco di ruolo che si rispetti. Aspettiamoci dunque fortezze, dungeons, armature europee tipiche del quindicesimo secolo ed armi bianche della stessa foggia ma poco o nulla che possa dare spessore e carisma a questo mondo medievale, che perde nettamente ogni confronto con le produzioni del calibro di The Witcher, The Elder Scrolls e Gothic.

Impatto controverso

Of Orcs and Men è il risultato di uno sviluppo in parallelo per le principali piattaforme di intrattenimento d’alta definizione: Xbox 360, Playstation 3 e sistemi Pc-Windows. Il risultato finale, pur con le opportune differenze di definizione, effetti speciali e filtri grafici, è di tutto rispetto in qualsiasi versione del gioco.

Potremmo osare dire che, a vedere i fermo-immagine, il gioco possa competere con le produzioni più blasonate, ma basta vedere il titolo di Cyanide in azione per accorgersi che non è tutto oro quello che luccica.

Al di là del buonissimo lavoro di texture e animazioni dei personaggi principali, al di là del buonissimo sistema di illuminazione, non ci ha convinto a pieno il sistema fisico, gli effetti particellari e la cura generale riposta ai personaggi che non siano quelli principali o fondamentali per la trama.

Questo contrasto è evidente e stridente, quasi come l’applicazione degli agenti atmosferici che non sono parsi all’ultimo grido (già dai tempi di Metal Gear Solid 2 abbiamo visto che si può fare molto di meglio, NdR). Anche il versante sonoro offre qualcosa di controverso e contraddittorio: da un lato si assiste da un doppiaggio in lingua inglese estremamente curato ed appassionato, che riesce a dare molto carisma ai personaggi.

Dall’altro lato vi è una scelta di colonne sonore volutamente in contrasto con scene – per esempio – molto drammatiche. L’intento di non prendersi troppo sul serio e di stemperare i toni è fin troppo chiaro, ma tutto ciò concorre a rendere i momenti della narrazione più salienti tutt’altro che memorabili.

Sono fuori dal tunnel

Là dove le scelte tecniche e stilistiche di Of Orcs and Men potrebbero soddisfare i gusti dei videogiocatori più sofisticati, di certo non riuscirebbero le scelte di game design che limitano il gran potenziale di questa produzione e non riescono a fargli fare il classico salto di qualità fra un titolo evitabile ed un titolo immediatamente irrinunciabile. Il primo e più evidente aspetto che limita molto l’esperienza degli appassionati è la natura del gioco: estremamente lineare dal primo – e comprensibile – livello fino all’ultimo.

Si va avanti lungo il bellissimo corridoio arredato e corredato per noi dagli sviluppatori, ogni tanto vi è un bivio che fa allungare il cammino di qualche passo e poi si riallaccia al sentiero principale. Qui e lì vi sono diverse scene di intermezzo, molto ben fatte con il motore di gioco, che potrebbero risultare sgradite a chi, magari, preferiva ritmi di gioco almeno più sostenuti.

Non manca la presenza degli incarichi secondari (sub-quests, in gergo) ma si tratta di attardarsi lungo uno dei già citati bivi sulla strada principale. Il completamento di questi incarichi è di vitale importanza, perché il rifiutarsi di compierli priva, i personaggi, di preziosi punti esperienza che occorrono al potenziamento delle loro capacità.

Come in ogni GdR che si rispetti, infatti, i personaggi guadagnano punti esperienza tanto dall’abbattimento di nemici e creature assortite, quanto dal completamento delle missioni (principali e non).

Superato un certo limite di punti esperienza si passa al livello successivo e si sblocca il diritto di potenziare una delle caratteristiche dei personaggi e di spendere un punto allo sblocco di una capacità speciale o al potenziamento di una già appresa in precedenza.

Anche in questo caso ci troviamo di fronte a discutibili scelte di design, infatti è molto arduo forgiare il personaggio secondo il proprio stile, dato che la scelta di una capacità speciale ne esclude permanentemente un’altra. Stesso discorso per il potenziamento di una di quelle già apprese.

Durante i combattimenti, grazie alla pressione di un tasto, il gioco entra in una specie di pausa tattica, un “bullet-time estremizzato” in cui il mondo di gioco si muove alla velocità di una lumaca e noi abbiamo tutto il tempo di scegliere abilità e mosse di combattimento da adottare.

Il sistema è in quasi tutto simile a quello visto in Game of Thrones, evidentemente gli sviluppatori ritengono questo sistema di combattimento (già da molti definito non soddisfacente) adatto ai loro giochi. La pausa tattica può essere ignorata a favore di “tasti scorciatoia” che aggirano l’operazione di scelta e attivano il colpo speciale istantaneamente. Questo conferisce al gioco un’aspetto molto action, peccato che le mischie si tramutino subito in risse da taverna molto caotiche.

A rendere il tutto ancora più frustrante è il fatto che Arkhail, l’orco che controlliamo, entra in brevissimo tempo in “furia berserk”, ne perdiamo il controllo e stiamo a guardare quello che succede.

C’è un modo per limitare molto questa perdita di controllo: obbligare l’orco alla postura difensiva e perderci, di conseguenza, tutto il divertimento offerto dalle tecniche di combattimento avanzate. Peccato.

Non si salva neanche la gestione della telecamera, a nostro modesto parere troppo vicina alle spalle dei protagonisti ed impossibile gestirne il livello di ingrandimento. Questo provoca un’esplorazione difficoltosa e tante difficoltà di gestione del campo di battaglia quando la coppia di anti-eroi si ritrova al centro di una “arena” e vengono colpiti da arcieri invisibili alla telecamera (e irraggiungibili da Arkhail, che deve affidarsi esclusivamente a Stige).

Poca varietà e poco rigiocabile

Of Orcs and Men fa già tanto per ritagliarsi l’etichetta di Gdr molto atipico e non sempre per l’originalità espressa. Se non avesse contemplato la presenza di venditori e forgiatori che potessero offrire armi, armature e oggetti diversi da quelli base sarebbe stato anche troppo.

Peccato che anche qui ci ritroviamo di fronte ad una realizzazione bella, ma solo in parte. Armi, armature ed equipaggiamenti vari sono veramente pochi, tutti potenziabili, il che – sul finire del gioco – offre a noi avventurieri la scelta di vestire i nostri eroi secondo il nostro stile di gioco.

Il problema è che anche questo aspetto sia stato fatto giusto per metterlo dentro al calderone, quasi senza farsi notare. Of Orcs and Men è tanto Action e poco GdR, offre una trama originale ed un’avventura lunga una ventina d’ore, ma poca varietà e pochi motivi per essere rigiocato.

Lo consigliamo unicamente a chi gioca esclusivamente videogiochi di ruolo e nient’altro, perché la concorrenza offre qualità superiore a prezzo inferiore. Poteva essere memorabile, invece parliamo di un GdR molto originale ma imperfetto. Peccato.

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