Dishonored: La Morte dell’Esterno

Dishonored: La Morte dell’Esterno è uno spin-off, cioè un capitolo della saga di Dishonored che vanta (oltre ai due capitoli ufficiali) il corposo Dlc Il Pugnale di Dunwall, a cui La Morte dell’Esterno è legato a doppio filo. Si tratta di un gioco in prima persona, spiccatamente votato all’infiltrazione e al sotterfugio, con protagonista Billie Lurk, il vero nome che si cela dietro quella Maegan Foster che ci accompagna per gran parte di Dishonored 2.

Billie ritrova Daud e insieme vogliono mettere fine all’esistenza dell’Esterno, l’entità soprannaturale che da super-poter a Corvo, Emily, Daud ed infine alla stessa Billie, per motivi che abbiamo solo il piacere di farvi scoprire. Grazie alle nuove capacità, Billie ottiene la facoltà di mutarsi in un’altra persona, di assumere sembianze spettrali per vagare indisturbata e indagare nei dintorni, di teletrasportarsi – anche all’interno del corpo altrui – facendo diventare una pratica di spostamento un modo raccapricciante e doloroso di porre fine all’altrui esistenza.

Karnaca è l’ambientazione in cui si svolge quasi per intero La Morte dell’Esterno e non ha perso affatto lo smalto che ha acquistato in Dishonored 2, diventando – di fatto – un attore non protagonista della saga insieme alla cupa, ma non per questo meno affascinante, Dunwall. Tornano i dialoghi tra cittadini, i giornali, i diari e le annotazioni che svelano, al giocatore attento e paziente, fili di trame e sotto-trame, spiegano ambienti e comportamenti, motivano quasi tutto quello su cui si posa lo sguardo del giocatore, donando a tutto il gioco uno spessore che non sfigura – ribadiamo – di fronte all’eccelso Dishonored 2.

Ad un prezzo relativamente basso si ritorna a Karnaca per perdersi tra le sue strade per una decina di ore scarse, con un’attenzione alla qualità e all’ambientazione che non sono da meno alla libertà di esplorazione, di ingaggio e di espressione dei più disparati modi di giocare. Ferma resta la vocazione puramente Stealth del titolo, che in quel senso svolge un lavoro ben più egregio dell’affettare tutto quello che si muove.

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