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The Surge

The Surge è un videogioco di ruolo d’azione, in terza persona, sviluppato da Deck 13 Interactive per Focus Home Interactive, pubblicato nel 2017 per PC, PS4 e Xbox One. E’ il secondo esperimento di Deck 13 nel novero dei videogiochi appartenenti al sottogenere souls-like. Di questo, Dark Souls è considerato il capostipite, in quanto l’ha sdoganato alle masse.

La prima iterazione nello spinoso campo dei videogiochi simili a Dark Souls, questi sviluppatori teutonici l’avevano fatta con Lords of the Fallen nel 2014. Di quest’ultimo ho apprezzato ogni sforzo per far dimenticare il pessimo, primo, quarto d’ora di gioco in cui mi chiedessi se bisognasse citarli per plagio o per citazioni fin troppo testuali.

The Surge è il primo souls-like che porto a termine dopo Dark Souls, dopo essermi scontrato con le cocenti delusioni portate dal secondo e dal terzo capitolo di From Software. Ho saltato Bloodborne quasi a piè pari, dopo circa venti ore di gioco, perché la sua ambientazione non mi galvanizza. Sekiro (che ho provato e mi piace) giace in wishlist in attesa di tempi (e di backlog) migliori.

Contrariamente a Lords of the Fallen e a tutti gli altri souls-like, The Surge mi ha colpito particolarmente per alcuni aspetti che lo rendono piacevole e memorabile.

“Cosa cacchio è un souls-like?” potrebbe chiedersi un lettore, già da un po’. Lo spiego in breve: con questo termine si identificano i videogiochi di ruolo d’azione che rispettino questi aspetti:

  • Prospettiva in terza persona (“inventata” e sdoganata da Tomb Raider nel lontano 1996). Ci sono souls-like anche in 2D, comunque (Salt & Sancuary, Hollow Knight, Blasphemous etc).
  • Generale difficoltà tarata verso l’alto, che rende ostile il mondo di gioco e facile il raggiungimento dei “game over” per prematura morte dell’alter-ego del giocatore.
  • Generale difficoltà alta al cospetto di boss di fine livello o di mezzo livello, capaci di uccidere il personaggio con un colpo solo o due.
  • Sistema di ricompensa legato ad una “valuta”. Nel caso dei Souls sono anime (soul = anima in inglese). In altri giochi è “potere” o denaro. In The Surge sono scarti tecnologici.
  • Questa valuta, quando si muore, non va persa ma può essere recuperata. La regola è “non morire nel frattempo”. Se si morisse durante il cammino di recupero di quello che abbiamo perso, andrà perduto tutto per sempre.
  • Trama narrata attraverso documentazione reperita durante l’esplorazione e pochi (o niente) personaggi, generalmente laconici, invasati, poco inclini alle chiacchierate. Niente scene di intermezzo a spezzare il ritmo di gioco.
  • Trama, spesso e volentieri, concepita come un Uroboro. Espediente narrativo che, serpente che si morde la coda, segna che la fine non è che un nuovo inizio. In genere si etichetta come New Game +.
  • Dopo aver visto Demon’s Souls o Dark Souls in azione, guardate in azione Lords of the Fallen, Bloodborne, Sekiro, Nioh, Code Vein, Darksiders 3 e ditemi se non somigliano un po’ ai primi due.

Il primo aspetto che mi ha colpito, di The Surge, è la possibilità di prendere di mira le parti del corpo dei nemici. E di amputarle per rubargli pezzi di armatura e armi. Colpire dove preferiamo mette in condizione di avvantaggiarsi, perché si va a colpire punti deboli e parti non protette.

Poco più avanti nel gioco, invece, mi sono ritrovato ad andare a caccia di nemici che indossassero pezzi di armatura del tipo che mi interessasse e a quel punto mi prodigavo per una precisa mattanza. Perché in The Surge possiamo guadagnarci armi ed armature con un minimo di fortuna e tanto sudore della fronte.

Le armature e – soprattutto – le armi, sono tantissime e non basterà una sola “run” di gioco per collezionarle e potenziarle tutte al massimo (a meno di non voler abusare del new game plus e dedicare più di 35 ore di gioco al titolo di Deck 13).

Il secondo aspetto che ho gradito, forse più del primo, è che la noia non si mai fatta sentire. Né la frustrazione, né la sensazione di star buttando il mio tempo a fare il più selvaggio ed insensato dei grinding, come spesso accadeva in passato.

Ribadisco che (contrariamente a tutti i Dark Souls e ai souls-like avvicendatisi prima di The Surge e Darksiders 3 di recente) qui non mi sono mai annoiato durante il processo di evoluzione del personaggio. Perché c’è sempre qualcosa da fare, qualcosa da ottenere, qualcosa da potenziare, qualcuno di nuovo da affrontare.

I souls-like, concedetemelo, sono giochi per gente che fa dello stoicismo e della reiterazione infinita delle stesse sequenze d’azione il loro motivo di essere. Fino a quando il gioco non diventa talmente prevedibile e piatto che si innesca il mai troppo odiato “celhodurismo”: fenomeni che vanno in giro con il personaggio in mutande, non potenziato, armato di pezzo di legno, per dimostrare quanto forti e bravi sono ad aver memorizzato ogni pattern nemico ed ogni anfratto del livello.

Non aggiungo altro, potrei scadere nelle offese dirette ed indirette, chiudo con un applauso a questi videogiocatori, certamente più in gamba di me: clap clap.

Ritengo che The Surge prenda questa gente e la sculacci a più non posso. Più di una volta mi sono detto “ho l’impressione che questo gioco non rispetti proprio tutte le regole”. I nemici, specie quando il monte di scarti e oggetti accumulati, pronti per essere investiti in potenziamenti, è alto, fanno di tutto per barare. Non rispettano le sequenze d’attacco, adottano strategie difensive, applicano la parata e il colpo in contro-tempo. I boss, poi, diventano assolutamente imprevedibili e più veloci.

E’ capitato che avessi un bel capitale di “moneta” da spendere, ma ero al cospetto di un boss. Questo, ovviamente, mi ha fatto pelo e contropelo. Io, per più di dieci volte sono andato nell’arena anche a recuperare il maltolto. Il capitale, ad ogni “round” aumentava, ma aumentava anche la potenza del boss.

Ad un certo punto sono stato folgorato da un suo colpo e ho perduto decine di migliaia di “monete” preziose. Il round seguente ho distrutto il boss in meno della metà del tempo che ho impiegato (nei round precedenti) a intaccargli metà barra dei punti ferita: coincidenze? Io non credo.

E’ indubbio che io, in quanto vecchia cariatide, sia scarso, lento e rincoglionito. Ma mi è parso altrettanto indubbio che questo gioco non da proprio nulla per scontato e non vuole che tu lo faccia.

Ambientazione futuristica e trama, tutto sommato, ben orchestrata chiudono il piccolo, grande, cerchio dell’offerta di The Surge, che vanta pure due finali (dipende da come ci si comporta in momenti chiave della storia).

La presenza del New Game + fa ripartire da capo in perfetto stile Ouroboros, ma con tutti i potenziamenti e le armature ottenute, implementando nuove sfide garantisce una buona dose di rigiocabilità ad un titolo che mi ha richiesto quaranta ore per raggiungere i titoli di coda. Che vuoi farci? Sono uno che se la prende comoda!

Insomma, The Surge è il classico souls-like che non ti aspetti. Adotta tutti gli ingredienti per essere annoverato nel suo sotto-genere ma si inventa un’ambientazione, un plot narrativo e alcuni assi nella manica che lo rendono più singolare e meno indifferente. Gode di una personalità tutta sua e questo è un grandissimo pregio.

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