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The Coma 2: Vicious Sisters

Chi mi conosce lo sa bene: del genere survival horror gioco e apprezzo davvero pochissimi titoli. Potrei contarli sulle dita di una mano: Dying Light, i primi tre Resident Evil (in particolare il secondo capitolo), Silent Hill 2, F.E.A.R., Metro 2033. Quando mi hanno proposto la recensione di The Coma 2: Vicious Sisters ho tirato un profondo respiro e ho accettato.

Affacciandomi all’ultima fatica di Devespresso Games senza alcun pregiudizio, non sapevo neanche cosa mi sarei trovato a giocare. Non avevo neanche indagato sul primo capitolo, prima di questa recensione, lo ammetto in tutta onestà. L’ho giocato su PC nella sua versione Xbox (gode della feature Play Anywhere), ma il gioco è anche su Steam, PS4 e su Nintendo Switch.

Il team di sviluppo, che ha base a Seoul, capitale della Corea del Sud, è composto fondamentalmente da tre programmatori a cui si affiancano compositori, animatori e artisti che elevano il numero di componenti a 10/11 elementi. The Coma 2: Vicious Sisters è la seconda iterazione di una serie di avventure, survival horror, story-driven in terza persona, che sembra vogliano migliorare sempre di più.

L’ultima fatica di Devespresso sembra aver appreso dal prequel (che ha già subito una splendida operazione di remaster, soprattutto a livello di gameplay) le criticità e il risultato diventa un videogioco assolutamente godibile sotto ogni punto di vista.

Se tenessimo bene a mente il budget assolutamente ridotto, il team – tutto sommato – esiguo e le ambizioni del progetto (assolutamente lontane dall’essere elevate) allora potremmo goderci The Coma 2: Vicious Sisters e apprezzarlo per quello che è: uno dei migliori indie a tema horror realizzati quest’anno (e le recensioni degli utenti su Steam sembrano darmi ragione).

Visivamente si affida ad una grafica interamente disegnata a mano. Le animazioni, pur semplici, sono funzionali alla narrazione e ammiccano con classe a transizioni tipiche dei fumetti o dei cartoni animati. Effetti sonori e musiche sono realizzati a regola d’arte e tutto insieme concorre a dare a noi giocatori un’esperienza, di certo, di qualità.

Joypad o tastiera alla mano, affrontiamo l’avventura nei panni di Mina, una studentessa di un liceo coreano che finisce nel Coma (un limbo tra realtà e Aldilà). La prospettiva è in terza persona, laterale, con schermate che scorrono verso destra e verso sinistra.

Si gioca prevalentemente in ambienti oscuri, densi di orrori, dettagli raccapriccianti e trappole nascoste (resto volutamente vago). Il cammino di Mina è rischiarato solo dal tenue bagliore di un magico accendino che non si esaurisce mai. Bagliore che, nella totale oscurità, attrae mostri come falene.

Mina non può, di fatto, uccidere i mostri. Può solo scappare alle loro grinfie, fuggire e nascondersi. Quando deve divincolarsi oppure non farsi scoprire, accorre un semplice quick-time event che – se superato con successo – permette a Mina di non cadere vittima di chi la cerca. Allo stesso modo si superano semplici puzzle. Per il resto, bisogna esplorare gli incubi generati dal Coma e arrivare indenni (o quasi) ai titoli di coda.

La longevità, alimentata dai ritmi compassati, dai puzzle, dall’esplorazione e dalle scene di intermezzo, si avvicina tranquillamente alle 10 ore necessarie a finire il titolo. La storia presentata si fonda sugli stilemi delle trame horror a cui, gli appassionati, sono abituati da decenni. Personalmente non la trovo né banale né scontata.

Mi ha sorpreso il fatto che durante il prologo, Mina, fosse estremamente fragile ma, appena le cose si fanno drammaticamente serie, si dimostra più coraggiosa di qualsiasi essere umano.

The Coma 2: Vicious Sisters è un gioco espressamente concepito per i super-appassionati di survival horror, gode di una componente artistica eccezionale, una buona storia, ottima longevità e tanto carattere.

 

 

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