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Vengeful Guardian: Moonrider

Vengeful Guardian: Moonrider è un videogioco d’azione, platform in pixel art ed è sviluppato da JoyMasher per The Arcade Crew. Si ispira alla “Golden Age” delle console a 16 bit come il mitico Super Nintendo. Ne ho parlato in passato, in occasione di un invito a provare il gioco in anteprima. Con mia sorpresa sono stato contattato per curare la recensione di questo titolo approdato ufficialmente il 12 gennaio scorso su Steam, PlayStation, Switch e Luna.

L’eroe che l’umanità non si merita

Moonrider è un super-guerriero, potenziato da innesti cibernetici e addestrato alle arti del ninjutsu. Viene attivato dalla stessa, dittatoriale, mega-corporazione che vuole lavare nel sangue le giuste ribellioni al dispotismo imperante.

Moonrider, tuttavia, si ribella ai suoi creatori e si schiera dalla parte degli indifesi e degli innocenti. Inizia così la sua personale crociata volta a sterminare ogni traccia di malvagità sulla Terra.

L’Amarcord che scorre potente

Intendiamoci: sono cresciuto a “pane e Amiga”. Le console degli anni ’80 e ’90 le ho viste e giocate solo a casa di amici, compagni di scuola e cugini. Tuttavia ho avuto l’immensa fortuna di poter toccare con mano la versione “per computer” di titoli quali Shinobi e Shadow Dancer, giusto per citarne un paio. Anni dopo sono riuscito a recuperare Ninja Gaiden del 1989 e tanti altri.

Tutto questo preambolo per dirti che giocando a Vengeful Guardian: Moonrider, mi sono sentito quel bambino di metà anni ’90 che giocava quei titoli, accompagnati da una musica incalzante e da animazioni convincenti.

Il gioco scorre fluido, le fasi esplorative, di combattimento, i nemici: tutto mi sembra al posto giusto. Ho avvertito una certa difficoltà, anche quella mi sembra tipicamente “old school” ma non mi è dispiaciuta affatto.

Vengeful Guardian: Moonrider non va sottovalutato, non bisogna abbassare la guardia, non sono concessi molti cali di concentrazione. Questo, per me, fa tutta la differenza tra un gioco che lascia il segno e uno dimenticabile.

Sorprendente e vario

Le ore di gioco su Vengeful Guardian: Moonrider passano piacevolmente. Mi ha colpito molto positivamente la non-linearità del gioco, che mi ha ricordato fortemente Mega-Man.

Altri elementi di contatto con il gioiello Capcom sono i potenziamenti nascosti nei livelli e quelli che si ottengono dall’abbattimento dei boss di fine livello. Non è affatto banale la scelta di chi o cosa affrontare e con quale strumento di combattimento.

Ciò non fa altro che alzare l’asticella della qualità di Vengeful Guardian: Moonrider. Più lo gioco e più mi sembra un gioco ragionato, studiato, dove nulla è lasciato al caso.

Tecnicamente parlando non c’è alcuna criticità da evidenziare. Ho personalmente gradito ogni aspetto, scelta di stile, accompagnamento sonoro e anche gli effetti sonori semplici e ridondanti. Lo ripeto: nulla mi sembra lasciato al caso: JoeMasher ha voluto omaggiare gli anni ’90 di SEGA e Nintendo e non è sceso a compromessi.

Ti piace la pixel art, il platform a scorrimento orizzontale, il metroidvania? A lungo hai cercato il gioco dove c’è il potenziamento in stile Mega-Man, la curva di difficoltà ripida? Non ti dispiace la varietà di situazioni (anche sezioni di guida) tipica di una generazione di console che non c’è più?

Vengeful Guardian: Moonrider potrebbe essere la risposta affermativa a tutte queste domande.

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