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Warhammer 40.000: Inquisitor – Martyr

 

Warhammer 40.000: Inquisitor – Martyr è un videogioco di ruolo d’azione in terza persona, con visuale isometrica, che lo inserisce a buon diritto nel novero dei giochi che si ispirano al mitico Diablo del 1996 e da cui, da oltre vent’anni, discendono tanti giochi simili, alla vista.

Il lavoro di NeocoreGames, tuttavia, porta gli appassionati nell’universo fantascientifico di Warhammer 40.000 di Games Workshop, un’ambientazione estremamente futuristica ma altrettanto gotica, medievaleggiante e densa di misticismo. Niente Fantasy propriamente detto, insomma. Ma storia bella, intrigante e mai noiosa.

A cadenza regolare, poi, viene aggiornato con missioni giornaliere, incarichi settimanali e obbiettivi da raggiungere per merito di tutta la community che si sta costruendo intorno al gioco. E’ possibile anche una modalità cooperativa fino a 4 giocatori, a garanzia di un’esperienza che potrebbe impegnare per mesi (oppure anni, come accade per Diablo 3 con le stagioni).

Tecnicamente parlando si attesta su ottimi livelli. A patto di avere una discreta configurazione hardware, non troppo datata, si può godere di una presentazione grafica di tutto rispetto, buona fluidità e ottimi effetti speciali (fuoco, fumo, detriti). Sul fronte del gameplay, i primi minuti passano a prendere la misura su una configurazione dei pulsanti e della gestione della telecamera poco ortodossi (e quanto di più lontano possa esistere da Diablo 3 o da altri diablo-cloni). Una volta prese tutte le misure, tuttavia, Martyr si lascia giocare con estremo piacere ed è difficile staccarsene.

Insomma: una campagna solitaria lunghissima, un end-game in salsa sand-box che ci lascia assoluta libertà di ingaggio. Incarichi stagionali, giornalieri e settimanali. Crafting degli oggetti, libera personalizzazione delle classi per accontentare ogni stile di gioco. Sistema di copertura che, una volta padroneggiato, risulta anche divertente da sfruttare. Neocore, in sostanza, non ha sbagliato quasi nulla questa volta. Impone nuovi standard di qualità e – soprattutto – vastità, con un end-game virtualmente infinito. Con buona pace dei tre Diablo e di tutti suoi cloni venuti dopo.

Le uniche cose non proprio convincenti restano: una telecamera liberamente gestibile che, nelle fasi più concitate, più che aiutare mette in difficoltà; una richiesta di requisiti hardware mediamente alta e (da buona tradizione gdr d’azione) poca materia grigia da spremere, solo tanta carne aliena da macellare.

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