Considerare BioWare come la Nave di Teseo è forse la metafora più calzante per descrivere l’evoluzione — e il progressivo logoramento — di quella che è stata la bandiera e la culla del Rinascimento dei giochi di ruolo occidentali.
La loro storia viene consacrata nel 1998 con Baldur’s Gate, e la trilogia di Mass Effect rappresenta indiscutibilmente il punto qualitativo più alto raggiunto dalla software house canadese, al netto di un’evoluzione stilistica che li ha visti partire dai classici cRPG (giochi di ruolo per computer) per approdare agli action-RPG in terza persona.
Che cos’è la Nave di Teseo e perché riguarda BioWare?

Il paradosso della Nave di Teseo è un antico dilemma filosofico: se a un’imbarcazione storica viene sostituito, un pezzo alla volta nel corso degli anni, ogni singolo elemento di legno, quella rimasta in porto è ancora la stessa nave originale o è diventata un’altra cosa?
L’associazione con BioWare nasce spontanea per chiunque ne abbia seguito la parabola. Nel corso degli ultimi vent’anni, lo studio ha cambiato progressivamente e radicalmente i suoi volti chiave, i fondatori, i director, i line di codice e persino la propria filosofia di game design.
Pur conservando lo stesso identico logo sulla carena e il medesimo nome sulla targa, la BioWare di oggi condivide davvero ancora qualcosa con l’entità che ha plasmato l’età dell’oro dei giochi di ruolo occidentali, o ne è rimasta soltanto l’impalcatura esteriore?
I Pionieri del Narrative-Driven

La corrente story-driven dei WRPG (giochi di ruolo occidentali) è praticamente rinata e cresciuta con BioWare. Mentre lo studio dava forma a Mass Effect, in Polonia muovevano i primi passi i CD Projekt Red (dichiaratamente ispirati dal loro lavoro), mentre l’esordio di Neverwinter Nights coincideva con la nascita di Larian Studios — oggi celebre ovunque, ma prima di Original Sin confinata nel circolo dei pochi appassionati.
È ingiusto, tuttavia, dimenticare pietre miliari come Jade Empire e Neverwinter Nights, spesso relegate ingiustamente al rango di produzioni minori, o quel Baldur’s Gate 2 che per molti resta il più grande cRPG di tutti i tempi, con tutto il rispetto per Baldur’s Gate 3 e i Pillars of Eternity.
Il Declino: Da Origins ai disastri gestionali

Dal punto di vista critico, la parabola discendente di BioWare ha inizio con Dragon Age 2, un passo indietro notevole rispetto al kolossal che era stato Dragon Age: Origins. Quanto a Dragon Age: Inquisition — amato da molti ma profondamente divisivo —, la sua fortuna nel 2014 fu l’assenza di altri RPG tripla A diretti concorrenti a insidiarlo. Era l’anno di Dark Souls 2 (quando i Souls non erano ancora il fenomeno pop globale di oggi) e del primo Divinity Original Sin, privo all’epoca di un grande blasone commerciale.
Ciò che è venuto dopo, raccontato lucidamente dai reportage di Jason Schreier, è storia nota: occasioni sprecate come Mass Effect: Andromeda e Anthem, figlie di una gestione disastrosa di tempi e fondi.
Il cortocircuito dell’industria

BioWare non ha mai inseguito i numeri dei blockbuster da decine di milioni di copie alla Call of Duty, Assassin’s Creed o GTA. Eppure, si è ritrovata stritolata in un circolo vizioso e in un momento storico spietato, dove se un titolo non genera un ritorno sull’investimento immediato nei primi giorni, l’azienda rischia di essere ridimensionata o chiusa senza riserve.
La fine di BioWare fa male soprattutto a chi, come me, è stato un fedelissimo: un amore cieco che ha continuato a dare fiducia attraverso Dragon Age 2 e Inquisition (cordialmente detestati), e acquistando a occhi chiusi Andromeda e Anthem.
Una fiducia mai ripagata, che Dragon Age: The Veilguard ha finito per tradire del tutto. Non c’erano più grandi aspettative per il prossimo Mass Effect, ma la speranza di un clamoroso riscatto ardeva ancora. Adesso, persino quella si è spenta.
Dove vive lo spirito di BioWare

L’eredità di BioWare, però, non è svanita del tutto. Vive in produzioni che il pubblico tende spesso a snobbare ingiustamente, a partire dall’ottimo lavoro degli Spiders (su tutti The Technomancer e Greedfall), passando per i due Pillars of Eternity — autentiche perle firmate da ex sviluppatori di Fallout, Icewind Dale e Planescape: Torment —, fino a proposte come Pathfinder: Kingmaker e Warhammer 40.000: Rogue Trader.
Forse è semplicemente il momento giusto per fare un passo indietro, spegnere il rumore del presente e recuperare anche i capolavori di ieri: i primi due Baldur’s Gate e Jade Empire, tanto per cominciare.






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