Anthem

Anthem è l’ultima fatica di BioWare dopo i nefasti di Mass Effect: Andromeda. E’ uno sparatutto in terza persona con elementi mutuati dai videogiochi di ruolo d’azione, approdato su Xbox One, PlayStation 4 e Pc il 22 febbraio scorso, sotto bandiera Electronic Arts. Annunciato in pompa magna in occasione dell’E3 2014, si è subito distinto per un setting particolare e quelle armature che tanto rievocano Iron Man di fumettistica (ormai anche cinematografica) memoria.

Lo spettro di un gioco deludente quanto lo è stato Mass Effect: Andromeda ha da sempre accompagnato lo sviluppo ed ogni annuncio di Anthem, spaccando subito la platea di detrattori aprioristici ed estimatori misteriosamente coinvolti senza aver mai toccato il gioco prima.

Personalmente parlando, a primo sguardo dai videogameplay (prima) e dopo aver provato la Beta, ho inquadrato Anthem come una via di mezzo fra Diablo 3 e Monster Hunter, con quel fare sparacchino davvero convincente, che Mass Effect: Andromeda aveva portato comunque in dote. Anthem, qualitativamente, è ben al di sopra degli “standard” raggiunti con Andromeda e si discosta totalmente dalla tradizione di BioWare di confezionare videogiochi di ruolo d’azione.

In occasione di Dragon Age 2 mi chiedevo che fine avesse fatto quella BioWare che mi ha sempre fatto venire la pelle d’oca con le sue storie emozionanti e, ad onor del vero, mi ha strappato più di una lacrima con la trilogia di Mass Effect. Ma dal secondo Dragon Age in poi, passando da Dragon Age: Inquisition e per finire in Andromeda, non posso fare a meno di pensare che BioWare sia cambiata. Contrariamente a chi non accetta questo stato di cose, provo a guardare il bicchiere mezzo pieno della faccenda pur a fatica.

Anthem rompe ogni indugio e si presenta come uno sparatutto con elementi presi dai videogiochi di ruolo. Semplifico ancora di più: Diablo 3, in terza persona, con setting fantascientifico che fa il verso ad Avatar di James Cameron, con le armature di Tony Stark a condire il tutto. La modalità “solitaria” (puoi giocarlo sia da solo che in compagnia, proprio come Diablo 3, Destiny, The Division o Monster Hunter World) scorre tranquilla e propone una bella storia, estremamente lineare (come accade in Diablo 3, Destiny, The Division o Monster Hunter World) e non ci sono scelte morali da fare con conseguenze da affrontare (Diablo 3, Destiny, The Division o Monster Hunter World, quante volte dovrò ripeterlo??).

Altra ovvietà: Anthem non vuole impiattare una storia da videogioco di ruolo, come accadeva in passato come in Baldur’s Gate, Mass Effect, Jade Empire, Star Wars: Knights of the Old Republic quindi…perché lamentarsi di questa scelta? Non ti piace? Passa avanti. Non lo sapevi? Non ti sei informato e gli sviluppatori non hanno mai detto “ci saranno scelte e conseguenze”. Giocatore avvisato da tempo, quindi ti lamenti di un aspetto che pretendevi e non hai trovato. Deluso? Lo immagino, hai tutta la mia comprensione, ma nessuno ti ha illuso.

Andiamo avanti: fin dal primo Mass Effect giochiamo titoli BioWare che alternano una fase di calma (come essere a bordo della Normandy) e una fase d’avventura che coniuga fasi esplorative e fasi di combattimento. Anthem fa la stessa cosa, sfrondando tutta l’impalcatura di dialoghi con scelte “buone e cattive”, cause e conseguenze: tutto è più semplificato, il che non significa che per tutti suoni molto interessante. E’ come se BioWare sapesse/volesse fare i videogiochi solo in questo modo: o lo accetti oppure scegli di giocare altro, semplice.

Sempre a proposito della fase di “calma, che vado a parlare con chi ha qualcosa da dirmi”: io stesso resto deluso dopo essere stato a chiacchierare con certi personaggi non giocanti che, alla fine del dialogo, non mi hanno dato nulla che potesse farmi sentire più “ricco”. Tuttavia la curiosità di saperne di più su Bastion (il mondo dove è ambientato Anthem) resta tanta e casco sempre nella tentazione di cercare tutti i personaggi che abbiano qualcosa da dirmi.

Quello che Anthem fa male (secondo me) è riempirmi di incarichi più o meno importanti ed obbligarmi ad affrontarli uno alla volta, facendomi fare la spola tra Fort Tarsis (il quartier generale) e le zone in cui la missione va compiuta. Nulla che non abbia fatto anche in Diablo 3, in Destiny e in Monster Hunter World negli ultimi 14 mesi. Ma, nel caso di Anthem, i caricamenti mediamente lunghi ed una (per me ingiustificata) visuale in prima persona al quartier generale rendono tutto l’intermezzo meno coeso.

Se prendessi a paragone un titolo molto simile, come lo è The Division (il cui sequel è alle porte), al pensare che sui lidi Ubisoft il mio personaggio entra ed esce dalle zone sicure senza soluzione di continuità mi resta l’amaro in bocca: questi compartimenti stagni, in Anthem, mi spezzano il ritmo ed è un grande peccato. Ma lo ribadisco ancora una volta: Anthem non fa nulla di diverso da quanto proposto dalle modalità “missioni” di Diablo 3, Destiny, The Division o Monster Hunter World. C’è a chi piace questo aspetto (ed io sono tra quelli e, per fortuna, non sono solo) e c’è a chi non piace. Amen: gioca altro e non frantumare i cosiddetti. Ok, la smetto.

Esattamente come i primi tempi a soffrire sui due Destiny, su Diablo 3 e su un Monster Hunter World che è andato ad arricchirsi di contenuti trimestre dopo trimestre, così Anthem si presenta al grande pubblico con tantissimo potenziale inespresso, tante cose da correggere in corsa e tante altre, più semplicemente, da implementare. I contenuti aggiuntivi saranno totalmente gratuiti e costanti. Mi chiedo perché per Monster Hunter World si parli di “nomination per il miglior gioco dell’anno” e nel caso di Anthem di “peggior fallimento della storia di BioWare” se, allo stato attuale, nulla è stato ancora implementato.

Finita la polemica, torno a godermi un gioco onestissimo, da giocare in compagnia e che dovrebbe arricchire il proprio “end game” sempre di più. Nella speranza che, dopo Diablo 3, ci sia un compagno di avventure che mi tenga impegnato per i prossimi sei anni o più. Anthem, per me, al day one è un grosso “si con tante riserve”.

Ha una grafica veramente eccezionale, le animazioni tanto bistrattate in Andromeda sono un brutto ricordo perché qui sono veramente inattaccabili, le ambientazioni mi piacciono parecchio, il mondo di gioco è vivo e pulsante, condiviso con gli altri giocatori. Il sistema di volo è facile da padroneggiare e dà molte soddisfazioni, le armature sono ben caratterizzate e tutte diverse tra loro, il doppiaggio italiano è buono (ma la traduzione di certi termini la trovo, personalmente, poco calzante), la colonna sonora lascia il segno, diversamente da tanti altri lavori. Le fasi di sparatutto e d’azione sono la ciliegina su una torta che, a me, non dispiace ma potrebbe offrire tanto di più.

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